Alta tensione tra Roma e Mosca su attacco hacker sventato. Zakharova: “Da Tajani solo calunnie”
Scintille Roma-Mosca, dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sul tentativo di un massiccio attacco hacker, di matrice russa, a una serie di sedi del Ministero degli Esteri, a cominciare da Washington, e di siti di Milano-Cortina: “Abbiamo anticipato un attacco perché si stava preparando a questa azione”, ha spiegato ieri.
Parole non gradite dalla Russia, che interviene prima tramite l’ambasciata a Roma, poi con la portavoce del ministro degli Esteri Lavrov, Maria Zakharova, che parla di “dichiarazioni senza prove”, quindi di “calunnie“. “Forse qualcuno dubita che la Russia sia colpevole sempre e in tutto? Anche dello scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi italiane, del maltempo in Sicilia, delle malattie dei pini romani, del calo di pesci spada nelle acque nostrane del Mediterraneo, nonché delle zanzare italiane incattivite? Ma come tireremmo avanti, se la Russia non esistesse?“, ironizza sui social l’ambasciata russa in Italia.
La Farnesina tenta di smorzare i toni facendo filtrare che “L’Italia non ha alcun pregiudizio contro la Russia, non è in guerra con la Russia, ma condanna la violazione del diritto internazionale prodotta dall’invasione dell’Ucraina”. Il ministero degli Esteri conferma che l’attacco proveniva dagli hacker filorussi di Noname057(16), che l’hanno rivendicato, ma sposta l’attenzione sulla guerra in Ucraina: “E’ una guerra che la Russia sta continuando a portare avanti uccidendo cittadini ucraini e distruggendo installazioni elettriche, ospedali e strutture civili”, spiegano le fonti diplomatiche, ribadendo che “L’Italia sostiene tutte le iniziative di pace favorite dagli USA e rivolge un appello alle autorità russe a negoziare con spirito costruttivo al tavolo delle trattative”.
Intanto, da diversi giorni una flotta russa staziona nel Mar Tirreno, davanti alle coste della Sardegna, in acque internazionali. “L’Operazione Mediterraneo Sicuro prosegue senza soluzione di continuità con attività di controllo ravvicinato delle navi militari della Federazione Russa e delle unità mercantili della cosiddetta ‘flotta ombra’ presenti nel Mediterraneo“, fa sapere la marina militare su X. “L’azione di sorveglianza è assicurata in maniera integrata da unità navali, elicotteri imbarcati e a terra e velivoli da pattugliamento marittimo. Una presenza costante a tutela della sicurezza e della stabilità degli spazi marittimi”, viene assicurato.
Se i big dei trasporti chiedono aiuto a un’Europa diversa
All’assemblea generale di Alis il messaggio che è emerso, forte e chiaro, dai tre ministri presenti (Tajani, Salvini e Lollobrigida), dal viceministro Rixi, dal presidente di Ita e dall’armatore Grimaldi è quello che si sente ripetere almeno da un anno abbondante. Ovvero: l’Europa deve fare di più e meglio, soprattutto deve rimodulare pesantemente il green deal pena una crisi senza precedenti che andrà solo a vantaggio di Usa, Cina e, persino, India.
Insomma, nulla di inedito, nulla che non abbia giù riempito le nostre orecchie fino a trasformare questi messaggi-denuncia nel ritornello di un tormentone musicale. Il punto, in fondo, ormai è sufficientemente chiaro ma non abbastanza condiviso: bisogna mettere mano alle normative verdi per correggere le storture della precedente Commissione senza venire meno agli obblighi ambientali e di sostenibilità indispensabili per mantenere in salute il nostro pianeta. Ma se l’Unione europea deve darsi una mossa, nulla può accadere se i grandi inquinatori del mondo non pongono un freno a se stessi. Fino a quando la Cina userà il carbone senza scrupoli, l’India non farà qualcosa per limitare le proprie emissioni, gli Stati Uniti non si rimetteranno in liena con gli Accordi di Parigi, ancorché rivisitati, niente di ciò che viene stabilito a Bruxelles o a Strasburgo potrà servire. Saranno sforzi inutili, che porranno solo a repentaglio lo stato di salute dell’industria.
Perché il passo successivo – pericolosissimo – sarebbe uniformarsi agli altri, del tipo: loro inquinano e se ne infischiano? Allora riprendiamo a farlo anche noi. Ed è proprio l’esito incerto della recente Cop 30, a Belem, a sollevare perplessità. Là dove si poteva costruire qualcosa di buono e di buonsenso per la Terra, si è arrivati alla solita intesa stiracchiatissima che non sposta di un millimetro il problema. Ed è qui che la riflessione può scivolare sul piano inclinato del pessimismo o, a voler essere positivi, di un grigissimo realismo.
Antonio Tajani, nelle sue chiacchiere ad Alis, ha giustamente sottolineato che alla transizione verde va associata una transizione sociale. Le misure sulle auto a motore endotermico – bannate dal 2035 – costeranno all’Italia 70 mila posti di lavoro, ha detto. Ce lo possiamo permettere? Evidentemente no, ma non possiamo neppure innestare la retromarcia adesso, dopo che l’automotive si è attrezzata per elettrificare la propria offerta di veicoli. E si ritorna al buonsenso di cui sopra. Dalle auto agli Ets in passo è breve e il ministro Salvini in settimana sarà a Bruxelles per chiederne l’abolizione. Una gabella, ha sentenziato davanti a una platea ovviamente interessata. Armatori e grandi trasportatori, ma anche piccoli imprenditori della mobilità, che dell’Europa così com’è adesso ne hanno le tasche piene.
Domanda: quanto ci metteranno a capirlo e a cambiare a Bruxelles?
Mattarella scrive a Trump: “Stati Uniti partner insostituibile per l’Italia”
È il secondo messaggio inviato da Sergio Mattarella a Donald Trump dopo il ritorno alla Casa Bianca. Come ogni 4 luglio il capo dello Stato scrive, a nome della Repubblica e suo personale, al presidente Usa per celebrare l’Independence Day “dell’amico popolo americano”, ma quest’anno il significato è particolarmente importante.
Mattarella già dalle prime righe sottolinea che “gli Stati Uniti costituiscono un partner insostituibile per l’Italia”. Nel pieno del negoziato con l’Unione europea per scongiurare la guerra dei dazi, a poche ore dalla fine della missione a Washington del commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, il presidente della Repubblica ricorda “la solidità dei rapporti bilaterali e la straordinaria intensità del dialogo politico” con l’Italia, “riflesso di un legame fortemente sentito e partecipato dai nostri popoli”. Non solo: “Proficui scambi a livello economico, culturale e sociale (che si avvantaggiano dell’apporto della dinamica comunità italo-americana) contribuiscono ad uno storico partenariato che intendiamo continuare a consolidare su basi di equità e reciproca prosperità”, scrive ancora Mattarella.
Nei primi mesi del nuovo mandato, Trump è stato in Italia soltanto lo scorso 25 aprile, per partecipare ai funerali di Papa Francesco, ma non c’è stato un passaggio ufficiale al Quirinale, né a Palazzo Chigi con la premier, Giorgia Meloni, che lo ha incontrato sul sagrato di San Pietro ma era stata ricevuta alla Casa Bianca, in visita ufficiale, appena una settimana prima. L’ultima volta in cui il tycoon è stato ricevuto al Colle risale al 2017, durante il suo primo mandato, mentre Mattarella è stato a Washington nell’ottobre del 2019, un anno prima delle elezioni presidenziali che segnarono il passaggio di testimone con Joe Biden. Da allora il mondo ha subito diversi cambiamenti, a partire dalla pandemia, seguita poi dalla guerra scatenata in Ucraina dalla Russia e quelle in Medio Oriente, tra Israele e Palestina prima e Israele-Iran poche settimane fa, dove c’è stato anche l’intervento militare Usa che ha preceduto l’accordo per il cessate il fuoco tra Tel Aviv e Teheran.
Le tensioni, però, restano. Di fatti, nella missiva inviata a Trump, Mattarella mette in luce che “di fronte a una congiuntura internazionale caratterizzata da sfide molteplici e complesse, a partire dalle drammatiche situazioni in Ucraina e Medio Oriente, Stati Uniti e Italia condividono l’obiettivo di promuovere percorsi di stabilizzazione e di pace, oggi così compromessi, favorendo la cooperazione e la sicurezza globale”. Nel passaggio, inoltre, il capo dello Stato ribadisce un concetto che più volte ha espresso: “In questo contesto, denso di criticità e tensioni, la perdurante centralità del vincolo transatlantico resta la chiave per affrontarle con efficacia”. Un punto cruciale nella fase storica che vive la Nato e l’Alleanza atlantica.
Rapporto Istat, calano le emissioni ma più del 40% di acqua va perduta
Bene, ma non benissimo. Nonostante alcuni segnali positivi sul fronte delle emissioni di gas serra, l’Italia resta in ritardo nella gestione delle risorse ambientali e idriche. A dirlo è il rapporto 2025 “Noi Italia” diffuso dall’Istat, che traccia un quadro articolato ma per certi versi ancora critico.
Nel 2023, le emissioni di gas serra prodotte dal sistema economico italiano si sono attestate a 399 milioni di tonnellate di Co2, in calo rispetto all’anno precedente. Anche quelle complessive sul territorio nazionale sono diminuite del 7,3% rispetto al 2022, segnando una riduzione del 26% rispetto ai livelli del 1990. Tuttavia, il miglioramento sul piano delle emissioni non basta a compensare altre fragilità strutturali specie in ambito urbano e idrico. L’inquinamento atmosferico, intanto, continua a rappresentare uno dei principali problemi percepiti dai cittadini, in particolare nelle aree metropolitane.
Secondo l’Istat, nel 2024 il 40,6% delle famiglie italiane ritiene che l’aria della propria zona sia inquinata, con percentuali che salgono sensibilmente in Lombardia e Campania, dove si registrano rispettivamente il 57,2% e il 48,1% di segnalazioni. Anche gli odori sgradevoli vengono lamentati da quasi un quinto delle famiglie, con picchi in Campania (29%) e Puglia (27,5%). E’ però soprattutto sul fronte dell’acqua che emergono dati allarmanti.
Nonostante un leggero calo nei volumi prelevati, l’Italia continua a detenere il primato europeo per quantità di acqua dolce estratta per uso potabile, con oltre 9 miliardi di metri cubi nel 2022. Il problema è che una porzione significativa di questa risorsa non arriva mai agli utenti: il 42,4% dell’acqua immessa nella rete va perduta lungo il tragitto, una dispersione che sarebbe sufficiente a soddisfare i bisogni idrici di oltre 43 milioni di persone in un anno. Inoltre, 13 comuni italiani – in cui vivono circa 58.000 persone – risultano del tutto privi di un servizio pubblico di distribuzione dell’acqua potabile. Anche il sistema fognario e di depurazione mostra evidenti lacune.
Circa 6,6 milioni di residenti non sono allacciati alla rete fognaria pubblica e oltre 1,3 milioni vivono in comuni che non dispongono di alcun sistema di depurazione delle acque reflue urbane. Si contano ancora 41 comuni completamente privi del servizio di fognatura, che interessano quasi 400.000 persone. Infine, sul piano del degrado costiero, i rifiuti marini spiaggiati restano un fenomeno diffuso: nel 2023 si sono registrati in media 250 oggetti ogni 100 metri di litorale, ben lontani dal limite di 20 fissato dalla Commissione europea. Il problema è acuito dall’elevata densità abitativa e turistica delle aree costiere italiane, dove si contano oltre 4.000 presenze turistiche per km2, cinque volte superiori rispetto alle zone interne.
Italia-Grecia, partnership si amplia. Accordo Terna-Ipto per 2 mld. Fs in campo su trasporti
Italia e Grecia stringono ancora di più i nodi della partnership. Il Vertice intergovernativo di Roma porta in dote diverse intese firmate in molti campi strategici: dall’energia con i quasi 2 miliardi di investimenti di Terna e Ipto sulle interconnessioni elettriche, ai trasporti, all’industria della difesa.
“Senza le nostre nazioni non esisterebbe l’idea stessa di Occidente che conosciamo”, dice Giorgia Meloni al termine del summit. La premier ricorda come fino a qualche anno fa Roma e Atene fossero considerate le ‘cicale’ d’Europa, perché “sarebbe stato difficile immaginare che Paesi storicamente considerati frugali e molto spesso, a torto, definiti poco seri, un po’ allegri, si incontrassero e parlassero delle grandi questioni che riguardano la sicurezza, la difesa”. Oggi, invece, lo scenario è cambiato. La dichiarazione congiunta adottata dai due governi prevede un’azione congiunta in ambito Ue per una strategia industriale comune, compatibile con i valori Nato, ma che porti al progresso di tutti gli Stati membri.
Allo stesso modo, toccando un altro tasto dolentissimo per le imprese europee, spingeranno per realizzare “una vera Unione dell’energia” che abbatta finalmente costi diventati insopportabili, anzi un ostacolo per la competitività. La collaborazione in quest’ambito avrà confini molto ampi: dal gas naturale all’elettricità, all’idrogeno, i progetti di cattura della Co2 e, ovviamente, le rinnovabili. Ma anche infrastrutture, sfruttando il “vantaggio straordinario della nostra collocazione geografica nel Mediterraneo, tornato centrale nelle dinamiche globali come via più breve tra Atlantico e Indo-Pacifico”. Per non parlare, poi, dei trasporti e la mobilità, visto che Ferrovie dello Stato italiano ha firmato un memorandum di intesa con il ministero dei Trasporti ellenico “che rilancia un’importante collaborazione strategica”, sottolinea Meloni. “Una rinascita delle nostre relazioni, dopo la tragedia di Tempe, dove hanno perso la vita 57 dei nostri connazionali”, conferma conferma il primo ministro greco, Kiriakos Mitsotakis. Al momento gli scambi commerciali tra i due Paesi si aggirano sui 12 miliardi di euro, ma “vorremmo rafforzarli”, ammette ancora Mitsotakis.
La sintonia è forte anche sulla sicurezza e la gestione dei flussi migratori, con la ‘battaglia’ politica condotta a Bruxelles sulla difesa dei confini, i rimpatri e la lotta ai trafficanti da due nazioni che sono per ragioni geografiche il primo approdo naturale per chi parte dal Nordafrica. Sull’economia il capitolo è corposo, soprattutto in considerazione del fatto che le aziende operanti sui due territori sono tante e impegnate in vari campi.
In questo senso l’intesa siglata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con il ministro dello Sviluppo della Repubblica Ellenica, Takis Theodorikakos, e il ministro per la Governance Digitale, Dimitris Papastergiou, abbraccia una moltitudine di settori, per affrontare le “sfide comuni della politica industriale europea”. Il rafforzamento delle relazioni economiche bilaterali e le sinergie si svilupperanno nei campi dell’Intelligenza artificiale, le tecnologie emergenti, la meccanica quantistica, l’industria farmaceutica e la microelettronica. Scenario nel quale anche le pmi avranno uno spazio importante, riconoscendo il valore di un tessuto produttivo caratteristico dei due Paesi.
Per quanto riguarda l’agricoltura, poi, Italia e Grecia, che già hanno una storica tradizione di cooperazione, confermano di voler portare avanti la comune visione per una Pac “Pac rinnovata e innovativa, che includa la sicurezza alimentare e un sostegno sostanziale semplificato per i piccoli agricoltori”.
Inoltre, considerando che “le catastrofi naturali incidono notevolmente sulla produzione agricola”, Roma e Atene sottolineano la necessità di un “sostegno speciale dell’Ue per le misure di adattamento” al cambiamento climatico. Argomento che si lega anche a uno dei maggiori campi di cooperazione, quello sulla prevenzione degli incendi boschivi, piaga che negli ultimi anni sta mettendo a dura prova sia Italia che Grecia. Sulla protezione civile i due Paesi saranno dalla stessa parte “nel chiedere all’Unione europea un cambio di passo nella mitigazione del rischio terremoti e una iniziativa concreta nel rinnovo della flotta aerea antincendio dei Canadair”. Meloni e
Mitsotakis, infine, condividono la visione per una “pace giusta e duratura” tra Ucraina e Russia, nell’attesa che Vladimir Putin risponda alla disponibilità di Volodimyr Zelensky a incontrarlo giovedì prossimo in Turchia: “chiarendo in pochi minuti, rispetto a una certa propaganda, quale tra le parti coinvolte nel conflitto sia certamente a favore della pace e quale, invece, sia ancora una volta responsabile della Guerra”, sottolinea la presidente del Consiglio. Così come in Medio Oriente tra Israele Palestina la traiettoria non devia dalla necessità di avere “due Stati”. La richiesta ribadita da Villa Doria Pamphilj è per un cessate il fuoco immediato su tutti i territori dove c’è conflitto, appoggiando i negoziati intavolati da Donald Trump. Perché, ribadisce Meloni ma annuisce anche Mitsotakis, “dagli Stati Uniti può arrivare un impulso decisivo”.
Nel 2024 torna a crescere l’agricoltura, Italia prima nell’Ue27 per valore aggiunto
Produzione agricola in aumento dell’1,4% e valore aggiunto a +3,5%. Sono i dati positivi che diffonde l’Istat nella sua stima preliminare dei conti economici dell’agricoltura, che vedono l’Italia addirittura prima nell’Ue27 per valore aggiunto. I primi a festeggiare sono i membri del Governo, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che parla di un “primato storico che ci rende particolarmente orgogliosi e che è frutto del lavoro, della dedizione e della determinazione delle imprese e dei lavoratori del comparto. E siamo altrettanto fieri di aver sempre fatto la nostra parte per raggiungere quest’obiettivo. Il Governo, fin dal suo insediamento, ha rimesso al centro l’agricoltura, ha dedicato stanziamenti record e adottato politiche di sistema per promuovere e rilanciare il settore agroalimentare italiano e le nostre eccellenze. La strada intrapresa è quella giusta, e continueremo a lavorare in questa direzione“. Le fa eco il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, parlando di dati che “dimostrano la validità delle politiche messe in atto dal Governo. Il sostegno alle imprese agricole ha favorito l’incremento della produzione, l’aumento dei contributi, la riduzione dei costi e rilanciato un settore fondamentale per la nostra economia. Ciò che mi rende particolarmente orgoglioso è la crescita del reddito medio degli agricoltori che è aumentato del 12,5%. Questi dati testimoniano inequivocabilmente, che abbiamo intrapreso un percorso corretto, mettendo al centro questo settore economico, fin dal primo giorno del nostro mandato, essenziale per il futuro della Nazione. Un sentito ringraziamento va alle associazioni di rappresentanza degli agricoltori, il cui contributo è stato determinante nel rafforzare il sistema agricolo italiano. Questo successo dimostra che il Sistema Italia, fondato sulla collaborazione tra istituzioni e operatori del settore, è una risorsa strategica per guidare la Nazione verso un futuro di crescita e competitività in Europa”.
Le stime per il 2024 hanno evidenziato un incremento dell’1,4% dei volumi dei beni prodotti dal settore agricolo e una crescita dello 0,8% dei relativi prezzi di vendita. Pertanto, il valore a prezzi correnti della produzione complessiva del settore è aumentato del 2,2%, raggiungendo 74,6 miliardi di euro (era 73,0 miliardi di euro nel 2023). Il ridimensionamento dei costi intermedi (-1,0% in volume), associato ad una significativa contrazione dei prezzi dei beni e servizi impiegati (-4,5%), ha rafforzato l’andamento positivo del valore aggiunto ai prezzi base del settore, che è aumentato del 3,5% in volume e del 9,0% in valore, portandosi nel 2024 a 42,4 miliardi di euro, dai 38,9 miliardi dell’anno precedente. Le unità di lavoro occupate in agricoltura si sono ridotte del 2,6% a causa di una marcata flessione (-4,4%) dei lavoratori indipendenti non compensata dal lieve aumento di quelli dipendenti (+0,9%). Con l’aumento dei contributi alla produzione ricevuti dal settore (+2,5%) e la sostanziale stabilità degli ammortamenti (-0,1%), il reddito dei fattori in valore ha mostrato nel 2024 un incremento dell’11,3% e, conseguentemente, l’indicatore di reddito agricolo ha registrato un notevole incremento (+12,5%).
Le stime del 2024 delineano un’annata positiva per il complesso delle coltivazioni (+1,5% in volume). In aumento sono risultati i volumi prodotti di patate (+13,0%), frutta (+5,4%; in particolare, +11,5% la frutta fresca), ortaggi freschi (+3,8%) e vino (+3,5%); in forte contrazione i quantitativi prodotti di cereali (-7,1%) e olio d’oliva (-5,0%), più modesto il calo di foraggi (-2,5%). I prezzi dei prodotti delle coltivazioni hanno evidenziato un incremento medio del 2,9%. Consistenti rialzi si sono registrati per patate, olio d’oliva e vino, mentre in notevole contrazione sono stati i prezzi di cereali e foraggi.
In base alle stime preliminari, nel 2024 la produzione del comparto agricolo dei paesi Ue27 ha mostrato un incremento in volume dello 0,5% ma, per la diminuzione dei prezzi dei prodotti venduti, si è registrata una riduzione in valore dell’1,5%, scendendo a 529 miliardi di euro rispetto ai 536,9 miliardi raggiunti nell’anno precedente. Dopo i rialzi degli ultimi tre anni, nel 2024 si stima a livello europeo una diminuzione del 2,0% dei prezzi alla produzione (misurati in termini di prezzo base) e una flessione più marcata dei prezzi dei beni e servizi acquistati (-6.4%). I consumi intermedi sono diminuiti in valore del 5,7%, mentre si è osservato un modesto incremento dello 0,8% in volume. Di conseguenza, il valore aggiunto lordo è aumentato rispetto all’anno precedente dello 0,2% in volume e del 4,4% in valore, passando da 223,7 miliardi di euro del 2023 a 233,6 miliardi nel 2024. Nella crescita dei volumi prodotti nell’Ue nel 2024, spiccano le performance positive di Spagna (+10,6%), Portogallo (+4,4%), Polonia (+1,6%) e Italia (+1,4%); i risultati peggiori si registrano, invece, in Ungheria (-4,4%), Romania (-4,3%) e Francia (-3,5%). La graduatoria 2024 del valore della produzione a prezzi correnti conferma la Francia in prima posizione (88,4 miliardi di euro, -7,7% rispetto al 2023), seguita da Germania (75,4 miliardi di euro, -0,9%), Italia (74,6 miliardi di euro, +2,2%) e Spagna (68,4 miliardi di euro, +4,3%).
In termini di valore aggiunto, invece, l’Italia conquista nel 2024 la leadership europea (42,4 miliardi di euro, +9,0% rispetto al 2023), seguita da Spagna (39,5 miliardi di euro, +16,2%) e Francia (35,1 miliardi di euro, -7,2%), che nel 2023 deteneva il primato. Riguardo ai principali comparti, le stime indicano per il 2024 un’annata positiva nella Ue27 per l’olio d’oliva (+9,1% in volume), con una produzione in forte espansione in Spagna (+22,6%) e Grecia (+5,9%). Buone performance si sono registrate anche per patate (+7,8%), foraggi (+7,2%), frutta (+4,5%) e ortaggi freschi (+2,1). In sensibile riduzione, invece, sono stati i volumi prodotti di vino (-10,2%), principalmente a causa del crollo registrato in Francia (-22,8%). Andamenti negativi si osservano anche per il comparto florovivaistico (-4,2%) e per i cereali (-3,1%). Risultati soddisfacenti si hanno nelle produzioni zootecniche (+0,9% in volume) e, in particolare, per le carni (+1,4%). Le attività secondarie e quelle dei servizi hanno invece subìto una leggera flessione della produzione (-0,5%). I maggiori decrementi nei prezzi alla produzione si sono registrati in Spagna (-5,7%), Danimarca (-5,3%), Portogallo (-4,7%), Polonia (-4,3%) e Francia (-4,3%), mentre sono risultati in aumento in Grecia (+7,8%), Irlanda (+4,9%) e Italia (+0,8%). Nel 2024, la riduzione della spesa per consumi intermedi per il complesso Ue27 (-5,7% in valore rispetto all’anno precedente) è stata generalizzata, ma più consistente in Spagna (-8,5%), Francia (-8,0%), Romania (-7,7%) e Danimarca (-7,2%). I prezzi dei beni e servizi impiegati si sono ridotti mediamente per l’Ue27 del 6,4%, con le diminuzioni più consistenti in Spagna e Francia. Si è ridotta nell’anno l’incidenza dei consumi intermedi sul valore della produzione che, per il complesso Ue27, è scesa al 55,8% dal 58,3% nel 2023 (-2,5 punti percentuali). Le maggiori incidenze sono state rilevate in Danimarca, Ungheria, Polonia, Portogallo e Francia, mentre si sono poste al di sotto della media Ue27 per Italia, Spagna, Grecia e Romania. L’andamento dell’indicatore di reddito agricolo, che misura la produttività del lavoro in agricoltura, evidenzia per il 2024 un incremento positivo per l’Ue27 (+1,6%). Un andamento particolarmente positivo si osserva in Portogallo (+14,7%), Italia (+12,5%), Grecia (+11%) e Spagna (+9,2%) mentre le diminuzioni più significative si sono registrate in Romania (-16,8%), Polonia (-12,5%), Francia (-8,9%).
INFOGRAFICA INTERATTIVA Stellantis, Fim Cisl: Nel primo semestre 2024 produzione a -25,2%
“I dati della produzione nei primi sei mesi del 2024, dopo tre anni di crescita segnano un’inversione di tendenza negativa rispetto al semestre dell’anno precedente, con una quantità tra autovetture e furgoni commerciali di 303.410 unità contro le 405.870 del 2023”. Lo dichiara il segretario generale di Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, che stamattina a Torino ha presentato un report sulla produzione di Stellantis. La produzione di autovetture segna un -25,2%, pari a 186.510, mentre quello relativo ai veicoli commerciali evidenzia una crescita del 2% raggiungendo una quota di 117.000 unità. Nell’infografica INTERATTIVA di GEA i numeri comunicati dal sindacato.
INFOGRAFICA INTERATTIVA Gas, stoccaggio italia stacca di oltre 4 punti la media Ue
Nell’infografica INTERATTIVA di GEA viene mostrato l’aggiornamento degli stoccaggi di gas nei Paesi dell’Ue. Secondo la piattaforma Gie Agsi-Aggregated Gas Storage Inventory (aggiornata al 3 luglio), l’Italia sale a quota 82,78%, mentre la media Ue è quattro punti sotto a 78,10%. Agli ultimi posti Lettonia e Croazia, mentre in testa rimane il Portogallo, stabile a 100,5%.
INFOGRAFICA INTERATTIVA Ue, Eurostat: Pil eurozona +0,3% in primo trimestre 2024
Nel primo trimestre del 2024, il Pil è aumentato dello 0,3% sia nell’area dell’euro sia nell’Ue, rispetto al trimestre precedente. Ad attestarlo è una stima pubblicata da Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Unione europea. Nel quarto trimestre del 2023, il Pil era diminuito dello 0,1% nell’area dell’euro ed era rimasto stabile nell’Ue. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, nel primo trimestre del 2024 il Pil è cresciuto dello 0,4% nell’area dell’euro e dello 0,5% nell’Ue, dopo il +0,2% dell’area dell’euro e il +0,3% dell’Ue del trimestre precedente. Nell’infografica INTERATTIVA di GEA è illustrata la crescita del Pil in Ue ed Eurozona dal 2017 ad oggi per trimestre.
Urso torna dalla Libia con accordo su energia, materie prime e rinnovabili
Photo credit: Mimit
Italia e Libia coopereranno anche su transizione ecologica e digitale. Dalla sua missione a Tripoli il ministro delle Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, torna con la sigla sulla dichiarazione congiunta con il ministro dell’Industria e dei Minerali del Governo di Unità nazionale dello Stato della Libia, Ahmed Ali Abouhisa, per promuovere iniziative di collaborazione economica e industriale nei campi dell’energia, delle materie prime critiche e della tecnologia green. “I nostri Paesi hanno numerosi punti di complementarità sul piano economico e industriale“, commenta il responsabile del Mimit. Spiegando che proprio per questo motivo “una cooperazione sempre più stretta rappresenta un valore aggiunto sia per l’Unione europea sia per il continente africano, così come prevede il Piano Mattei“.
L’accordo, infatti, prevede la facilitazione degli investimenti diretti e delle iniziative congiunte tra le imprese di Italia e Libia, attraverso lo scambio di informazioni e conoscenze nel campo della ricerca, dell’innovazione applicata all’industria manifatturiera e la formazione di nuove competenze. “I nostri Paesi hanno una storica cooperazione nel settore energetico che intendiamo rafforzare, soprattutto nell’energia rinnovabile e al suo trasporto attraverso i cavi di interconnessione tra i Paesi – continua Urso -. L’attenzione alle fonti rinnovabili emerge anche alla luce del fatto che l’Italia diventerà presto il primo produttore europeo di pannelli fotovoltaici di nuova generazione con lo stabilimento di 3Sun di Catania“. Il ministro, poi, parlando come ospite d’onore alla Conferenza internazionale per l’industria e la tecnologia di Tripoli, ha allargato gli orizzonti: “Tra i nostri Paesi c’è un fondamentale partenariato strategico che si può rafforzare nel settore del gas e del petrolio, ma ancora di più nel settore minerario e dell’energia rinnovabile in questa fase storica dell’Italia e dell’Europa, della Libia e del Mediterraneo“.
Nell’accordo è prevista la cooperazione anche nel settore minerario, in particolare sull’approvvigionamento di materie prime critiche. Ragion per cui Roma è pronta “a mettere a disposizione il suo know-how ingegneristico e imprenditoriale per avviare sinergie che possano guardare ad accordi di collaborazione win-win, volti all’estrazione e alla lavorazione in Libia, a beneficio di entrambe le nazioni e in piena coerenza con la legge sulle materie prime critiche italiana che approderà tra poche settimane in Consiglio dei ministri“.
L’Italia, inoltre, sosterrà anche i progetti libici per la realizzazione delle interconnessioni con l’Europa per il trasporto di elettricità da fonti rinnovabili, di cui la nazione nordafricana ha necessità di sviluppare infrastrutture dedicate. Fattore che passa anche dallo sviluppo dell’economia digitale, e in questo senso “la Libia può essere anche un attore prioritario“. Inoltre, aggiunge Urso, “l’Italia nel suo ruolo di presidente di turno del G7 ha voluto dare particolare attenzione al continente africano. La trasformazione digitale è uno straordinario strumento per avvicinare l’Africa agli obiettivi di sviluppo sostenibile“.
Nel corso del colloquio bilaterale, Urso e Ali Abouhisa hanno toccato anche il tema della siderurgia, soffermandosi sui possibili investimenti delle imprese italiane in Libia e del trasferimento di competenze nella tecnologia digitale, anche attraverso l’AI Hub per lo sviluppo sostenibile in cooperazione con l’Undp, come indicato nella dichiarazione ministeriale del vertice G7 dei ministri dell’Industria, Tecnologia e Digitale del marzo scorso. Il responsabile del Mimit ricorda anche le prospettive italiane, perché il nostro Paese “sta diventando leader nella produzione mondiale di pannelli solari di ultima generazione“, grazie “alla fabbrica del gruppo Enel 3Sun Gigafactory in Sicilia, a Catania, che sarà la più grande fabbrica di pannelli solari d’Europa producendo pannelli fotovoltaici bifacciali ad altissima prestazione con una capacità produttiva di tre GW all’anno è una tecnologia d’avanguardia unica al mondo“.