Farmaco-dipendenti

L’Europa ha un   potenziale problema nell’importazione di principi attivi per la produzione di medicinali.   Lo dicono i numeri.

Abbiamo selezionato un campione rappresentativo di

34principi attivi
11prodotti farmaceutici finiti
importati dai Paesi dell’Unione Europea da 189 paesi diversi

Molti fra questi prodotti arrivano per oltre la metà da fuori dall’Europa

Ma quando un prodotto è importato da pochi paesi, in gran parte da mercati extra UE, e con quote di mercato sbilanciate,   può crearsi una dipendenza poco sana  

Un esempio

Ubidecarenone
Coenzima Q10

È una molecola fondamentale per il corretto funzionamento di molti organi e per lo svolgimento di numerose reazioni chimiche che hanno luogo nell’organismo.

  Utilizzato in 2 medicinali commercializzati in Italia  

L’Europa ne importa per   61 milioni di Euro  

È molto diversificato:   arriva da 31 paesi  

Ma molto sbilanciato: su 61 milioni,   oltre 35 milioni (57,7%) arrivano da un solo paese, la Cina  

Grafico 1

  E i primi tre paesi esportatori valgono l’81%   (50 milioni).

Grafico 2

Un altro esempio

Fenazone

È un principio attivo che esercita   funzioni di analgesico, antipiretico e anti-infiammatorio  

È importato in Europa da 31 paesi

Più della metà delle importazioni arrivano paesi extra UE, per   il 54% dalla Cina  

E i primi 3 paesi esportatori valgono insieme   l’88% delle quote  

Fenazione

Con dati come
- il numero dei paesi fornitori
- e le quote di mercato dei paesi fornitori

Si può calcolare

Il grado di concentrazione delle importazioni

(Herfindahl–Hirschman index)

  Più il valore è alto più la dipendenza da export rischia di essere potenzialmente vulnerabile  

Dei 34 principi attivi e 11 prodotti farmaceutici finiti esaminati

Un terzo ha un livello potenzialmente a rischio

E, a parte un caso, sono tutti principi attivi,   l’ingrediente fondamentale  delle formule farmaceutiche

“È importante rafforzare in tempi brevi la nostra autonomia strategica, con filiere differenziate per non dipendere da una sola area geografica. Oggi più del 70% dei principi attivi di uso più consolidato in Europa dipende, direttamente o indirettamente, da Cina e India”

Carlo Riccini
Vicedirettore e Direttore centro studi Farmindustria

“Il problema esiste: è reale e documentato. È evidente che qualsiasi turbativa a livello produttivo fuori dall’UE - come avvenuto con il Covid - rischia di rallentare il processo di fornitura dei medicinali in Europa”

Michele Uda
Direttore generale di Egualia

Negli ultimi 20 anni, però, l’Europa   non ha investito in modo strutturato nella produzione di principi attivi  

“Le ragioni sono essenzialmente economiche. Da un lato la rigidità della tutela brevettuale europea, che per lungo tempo ha impedito la messa in produzione anticipata dei generici entro i confini UE. Dall’altro una politica di progressiva riduzione della spesa farmaceutica dei paesi UE, utilizzando principalmente lo strumento dei farmaci equivalenti e dei biosimilari per forzare i prezzi di rimborso al livello più basso possibile”

Michele Uda
Direttore generale di Egualia

“Il livello di guardia richiede un rapido cambio di mentalità e politiche complessivamente attrattive, anche per i prodotti finiti e non solo per i principi attivi. Per esempio garantire un finanziamento adeguato, una gestione della spesa compatibile con la presenza industriale, e incentivi agli investimenti. Questo è mancato in Europa negli ultimi anni e la crisi del Covid, seguita da quella in Ucraina, ci ha messo di fronte a una fragilità strutturale che va affrontata”

Carlo Riccini
Vicedirettore e Direttore centro studi Farmindustria

L’importazione di principi attivi con elevato indice di concentrazione potrebbe quindi essere messa in difficoltà da

  Crisi economiche o geopolitiche  

  Elevata inflazione  

  Emergenza sanitaria  

  Elevata richiesta di prodotti e principi attivi legata a stagionalità  

Questo si riflette anche in Italia

dove la   carenza di farmaci deriva per il 25,5% da problemi produttivi  

L’Europa sta attuando la nuova   Pharma Strategy   per creare un quadro normativo “a prova di futuro”, in grado di sostenere l’industria nella promozione di ricerca e tecnologie per soddisfare le esigenze terapeutiche dei pazienti, e affrontando   eventuali carenze del mercato  

Il prossimo passo per la Commissione Europea sarà trasmettere agli Stati Membri il Pacchetto farmaceutico che contiene   la revisione del quadro legislativo farmaceutico.  

Pharma Strategy
la Strategia farmaceutica per l'Europa - Nomos

La Strategia farmaceutica Europea
nell'ambito EU4HEALTH - Public Policy

Come abbiamo lavorato

Nota metodologica

L’analisi ha preso in considerazione un campione esemplificativo di medicinali e principi attivi utilizzando la classificazione HS a livello 8 digit, il calcolo dell’indice di concentrazione è stato elaborato su dati di commercio estero relativi al 2021 fonte Eurostat per UE27.

Un progetto WITHHUB GEA - Green Economy Agency

In collaborazione con I-Com, Istituto per la Competitività

con il supporto di
Paola Minghetti, Università degli Studi di Milano

Selezione del panel

Il panel di prodotto è stato selezionato a partire dalla letteratura scientifica (International EU27 pharmaceutical production, trade, dependencies and vulnerabilities: a factual analysis - European Centre for International Political Economy (ECIPE) 2021)

Dai codici dei prodotti di interesse sono stati eliminati antibiotici e vaccini, principalmente per evitare potenziali effetti distorsivi sui dati commerciali legati al picco della stagione influenzale e della, seppur endemica, diffusione del Covid-19. La selezione rimanente è stata poi confrontata con il database Eurostat. L’anno di riferimento selezionato è il 2021. Sono stati esclusi il 2022, per parziale incompletezza dei dati (marzo 2023), e il 2020, anno in parte condizionato dall’emergenza sanitaria da coronavirus. L’analisi ha così coinvolto, infine, 45 codici di prodotto suddivisi in prodotti farmaceutici finiti (FPP) e principi attivi (API)

Scelta dell’indice di concentrazione

La definizione di dipendenza dalle reti estere è un tema complesso e deve necessariamente includere più dimensioni. Una buona proxy è rappresentata dall’indice di Herfindahl-Hirschman (HHI), comunemente utilizzato per misurare la concentrazione di un mercato (per uno specifico prodotto) e che consente di andare oltre il mero numero di fornitori UE ed extra-UE e tenere conto delle loro quote di mercato per singola categoria merceologica. L’indice consente di unire tre dimensioni: la quota delle importazioni extra-UE27 rispetto al totale, il numero di fornitori per ogni singolo prodotto, le due precedenti dimensioni contemporaneamente grazie all’indice HHI.

Lettura dell’indice di concentrazione

Maggiore è la quota di importazioni extra-UE 27 per singolo prodotto, maggiore è la dipendenza dell’UE dall’estero. Per una quota superiore al 75% l'UE lo è fortemente dipendente. Per una quota compresa tra il 50% e il 75% l’UE è dipendente. Per una quota inferiore al 50% l'UE non è dipendente. Una forte dipendenza ben diversificata è comunque sana rispetto ad una forte dipendenza, non diversificata (molto concentrata).

Calcolo dell’indice di concentrazione

La formula applicata a ogni prodotto è la seguente:
“si” è la quota di importazioni del paese sul totale delle importazioni dell’UE27 per un determinato prodotto, N è il numero di Paesi da cui si importa. Esempio: se l'UE importa un medicinale o un principio attivo da due paesi, ed ognuno di essi ha una quota sul totale delle importazioni di quel prodotto del 50%, l'HHI è uguale a 0,52 + 0,52 = 0,5. L'HHI è compreso tra 1/N e 1. Maggiore è l'HHI (e cioè più vicino all’unità) maggiore è il grado di concentrazione delle importazioni tra uno o solo pochi fornitori di un prodotto farmaceutico finito o di un principio attivo.