“In questa fase storica, con tutti i cambiamenti e i cataclismi in atto, la tutela della biodiversità dovrebbe essere avvertita come uno degli obiettivi più importanti per il futuro del nostro pianeta. Invece, per vari motivi a partire da quella che Papa Francesco definiva la Terza Guerra Mondiale a pezzi, il problema è passato in seconda istanza e non ottiene l’attenzione dovuta da parte delle istituzioni e della società civile. È un errore imperdonabile, perché la biodiversità è l’unica garanzia di durabilità che noi possiamo trasmettere alle future generazioni”. Lo dice Carlo Petrini, ‘padre’ di Slow Food. In un colloquio con La Stampa aggiunge: “Può sorprendere, ma il primo responsabile è l’attuale sistema agroalimentare: oggi il 60% dei mammiferi sono bovini da allevamento e il 70% dei volatili sono polli, mentre sul fronte vegetale il 60% del nostro fabbisogno energetico dipende da poche varietà di grano, riso, mais e patate. Questo modello produttivo ci ha resi fragili, esposti agli choc climatici e sanitari, e dipendenti da fertilizzanti chimici e pesticidi che inquinano e danneggiano gli ecosistemi. Ma le cause dell’impoverimento sono quasi tutte legate alle attività umane”. Per questo è nata la prima edizione dei ‘Dialoghi di Pollenzo’, che nelle intenzioni di Petrini “devono diventare una sorta di Davos della sostenibilità, il punto di riferimento mondiale sulle tematiche legate alla biodiversità”.
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