“La BCE deve muoversi tra questi due estremi: non deve né liquidare lo shock come
temporaneo né reagire come se l’economia si trovasse nella stessa situazione di quattro anni fa”. E’ quanto afferma il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo intervento alla conferenza del Network ChaMP (Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World), ospitata da Bankitalia a Roma, presso il Centro Convegni Carlo Azeglio Ciampi. “Le banche centrali dovrebbero semplicemente “ignorare” gli shock temporanei dell’offerta. Questa visione sottovaluta la portata e la possibile persistenza dello shock attuale – ha detto – . L’impatto sull’offerta energetica globale è stato notevole. I danni alle infrastrutture di produzione e trasporto potrebbero influenzare i prezzi anche se il conflitto si attenuasse. La gestione dello Stretto di Hormuz, un punto critico non solo per il petrolio e il gas, ma anche per i fertilizzanti, l’alluminio e altri input industriali, rimane incerta. Ciò si riflette nelle tensioni incipienti sulle catene di approvvigionamento”. La seconda risposta, continua, “è che l’episodio attuale sia una replica del drammatico picco dei prezzi dell’energia del 2022 e che la BCE dovrebbe quindi reagire con forza, come fece allora, per impedire che l’inflazione si radichi. Ma non si tratta di una replica del 2022. La domanda è più debole. I tassi di interesse reali sono più alti – ha aggiunto – Lo shock ha colpito i prezzi del petrolio più di quelli del gas; questo è importante perché i prezzi del petrolio tendono a generare effetti inflazionistici più deboli e meno persistenti rispetto ai prezzi del gas. Anche l’economia dell’area euro è cambiata: la sua capacità di importare gas naturale liquefatto è aumentata, consentendo una maggiore diversificazione dei fornitori; la quota di energie rinnovabili nella produzione di elettricità è aumentata sono aumentati. Questi sviluppi hanno ridotto
– pur non eliminando – la vulnerabilità dell’area euro agli shock energetici”.
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