“Quando abbiamo pensato al film ambientato in una Roma dove non piove da tre anni eravamo convinti di lavorare su una situazione improbabile. La sceneggiatura è stata scritta mentre eravamo in casa, bloccati dal lockdown. Ci siamo interrogati sul senso del nostro mestiere, sentendo il bisogno di raccontare la realtà riformulata dal Covid. Ed è diventata un’occasione per riflettere su come tutti noi reagiamo di fronte all’emergenza, anche ambientale”. Così il regista paolo Virzì in una intervista a Repubblica raccontano del suo ultimo film, ‘Siccità’. “Il Covid e la crisi climatica hanno dato una sberla alle narrazioni politiche sovraniste, che proprio in queste situazioni dimostrano la loro debolezza. Anche se oggi sembra che ce ne stiamo già dimenticando… – continua – Sono meravigliato perché il tema dovrebbe essere in cima alle nostre preoccupazioni. Soprattutto quando assistiamo alle devastazioni nelle Marche, o ricordiamo gli incendi che hanno caratterizzato l’estate. Ho cercato di raccontare il mondo e, forse, il nostro domani”. Il regista, dopo aver raccontato che ‘Siccità? è stato girato rispettando “un protocollo ecologico”, dice ancora: “Sento la forza dell’emergenza che stiamo vivendo e soffro il fatto che non ci sia una rappresentanza politica adeguata su questi temi. Sono ottimista, invece, per l’attivismo giovanile. È una generazione nata con una consapevolezza che a noi adulti, perlopiù, manca”.
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