“L’Europa è all’avanguardia a livello internazionale sulla politica climatica, sia sul fronte della mitigazione che dell’adattamento. Da questo punto di vista, abbiamo scelto una strada distinta e quasi contrastante rispetto a quella americana e questa leadership va difesa. Al momento non abbiamo segnali di rallentamento della transizione ecologica, ma qui il problema, più che dalla nuova amministrazione americana, proviene dall’interno, dai singoli Stati che si tirano indietro. Anche qui si tratta di decidere se vogliamo partecipare alla competizione globale o no”. Così Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service. In una intervista a Il Sole 24 Ore aggiunge: “Il punto di svolta potrebbe arrivare quando questi investimenti nelle tecnologie pulite avranno un impatto positivo sulla competitività e sulla sicurezza energetica del continente. Sulla Cina, ad esempio, l’impatto è chiarissimo: grazie a queste politiche di sostegno è diventata un colosso industriale nel settore delle rinnovabili, con importanti ricadute economiche e strategiche globali, fra cui anche il fatto che oggi un kilovattora solare costa meno di un kilowattora prodotto da fonti fossili”. Buontempo poi dice che “l’Europa è partita prima e questo si vede dal fatto che è stata la prima economia a superare il picco delle emissioni, che si riducono ormai da molti anni. L’impatto economico si vedrà nel tempo, ma non bisogna desistere, altrimenti si buttano a mare anni di sforzi, proprio adesso che le tecnologie pulite sono diventate più convenienti delle fonti fossili e possono diventare un volano per l’economia. Il dietro front degli Stati Uniti non cambia niente rispetto a queste considerazioni”.
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