Le emissioni globali di CO2 legate ai combustibili fossili sono destinate a diminuire di circa lo 0,5% nel 2026, nonostante la crescita della domanda di carbone. A determinare il calo sarà soprattutto la forte riduzione dei consumi di petrolio e gas, in un mercato energetico profondamente condizionato dalla crisi dello Stretto di Hormuz e dall’impennata dei prezzi. Secondo un’analisi di Carbon Brief basata sulle più recenti previsioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie), la domanda globale di carbone dovrebbe aumentare dell’1,2% quest’anno, dopo che le precedenti stime indicavano una lieve diminuzione. L’aumento è legato anche ai prezzi elevati del gas, che rendono il carbone più competitivo in alcuni mercati. Il margine per sostituire il gas con il carbone resta però limitato, perché sono pochi i Paesi in grado di effettuare una sostituzione su larga scala. Il maggior cambiamento riguarda il petrolio. A gennaio l’Aie prevedeva per il 2026 una crescita della domanda di 930mila barili al giorno. Le stime sono state progressivamente riviste al ribasso fino ad arrivare, a settembre, a una riduzione di 2,5 milioni di barili al giorno, pari al 2,4% rispetto al 2025. Secondo Carbon Brief, è proprio questa contrazione, insieme al calo della domanda di gas, a compensare ampiamente l’aumento del carbone.
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