“Il fatto che tutto debba passare da Bruxelles mostra una contraddizione di fondo”. Lo dice Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, in un colloquio con Repubblica. “Non esiste un vero mercato unico dell’energia: se esistesse, pagheremmo come Francia e Spagna. Però, allo stesso tempo, ai singoli Stati si limita la possibilità di intervenire per correggere gli squilibri, spiega ancora. Nel decreto Bollette per i consumatori energivori non c’è nulla: “Alcune misure esistono già: interrompibilità 1 e 2, interconnector, energy release… – puntualizza – Mi aspetto soprattutto una discesa del Pun, questo produrrà effetti anche sulle bollette di chi consuma tanto”. Poi una riflessione di Gozzi sui produttori di energia: “Si sono andate a prendere le risorse dove in questi anni si sono realizzati ampi margini, bisogna ammetterlo, no? Dopo anni di incentivi alle rinnovabili, farsi carico di chi rischia di chiudere non è sbagliato. Se il sistema non diventa condiviso, a pagare sarà solo l’industria. L’obiettivo ora è ritrovare un punto comune: non ‘punire’ qualcuno, bensì riequilibrare il sistema, perché anche i produttori di energia sono una risorsa nazionale. Problema: se il Pun scende, rispetto ad esempio alla Germania, c’è un rischio di export eccessivo che provocherebbe una carenza di energia in Italia. Parliamone. Confindustria ha mediato tra le diverse esigenze con un documento che abbiamo mandato a Palazzo Chigi. Quel metodo rimane una stella polare da seguire” E infine: “La revisione del sistema Ets è attesa nel terzo trimestre 2026 e sarà una partita difficile. Ma dopo vent’anni bisogna chiedersi: cosa ha dato e cosa ha tolto, quante industrie hanno chiuso, quanti posti di lavoro sono andati persi”
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