Poco dopo le quattro del mattino, i negoziatori di Parlamento e Consiglio Ue hanno raggiunto a Strasburgo un accordo sulla riforma del mercato elettrico dell’Ue, proposta dalla Commissione europea lo scorso 14 marzo, dopo un’intensa crisi energetica che ha messo alla prova i governi europei fortemente dipendenti dal gas russo. L’elemento centrale della riforma è l’introduzione di strumenti di finanziamento per le energie rinnovabili e a zero emissioni di carbonio, compreso il nucleare, rendendo i prezzi dell’elettricità meno dipendenti dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili. L’intesa conferma il sostegno pubblico diretto alla produzione di energia elettrica rinnovabile (eolica, solare, idroelettrica senza serbatorio, geotermica) e nucleare attraverso un contratto per differenza a due vie, in cui ai produttori viene pagato un “prezzo di esercizio” fisso per la loro elettricità, indipendentemente dal prezzo nei mercati dell’energia a breve termine. Con i contratti per differenza si intendono promuovere gli investimenti in soli nuovi impianti di energia elettrica, ma gli Stati membri possono sostenere i sistemi esistenti con i contratti per differenza se sono soggetti a ripotenziamento, estensione della vita utile o espansione della capacità (e questo vale anche per le centrali nucleari). (Segue)
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