Smoke billows from a site in the city of Haifa on June 16, 2025, following a fresh barrage of Iranian missiles. Israel's military warned on June 16 of a new missile salvo incoming from Iran, as AFP journalists reported loud explosions in Jerusalem and fires outside the coastal city of Haifa. "A short while ago, the IDF identified missiles launched from Iran toward the territory of the State of Israel," the army posted on Telegram, using the acronym for its official name. (Photo by Ahmad GHARABLI / AFP)
E’ finito il cessate il fuoco fra Iran e Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono tornati ad attaccare militarmente l’Iran per la prima volta in un mese, lanciando raid contro le postazioni di lancio missilistico iraniane sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, provocando la reazione dell’esercito iraniano che ha attaccato le basi militari statunitensi in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di essere intervenuto nella tarda serata di domenica, dopo aver rilevato che gli iraniani stavano pianificando di posizionare nuove mine nello Stretto. La scorsa settimana Donald Trump aveva affermato che la Marina statunitense aveva bonificato lo Stretto dalle mine per la prima volta dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, un’affermazione che gli iraniani hanno respinto definendola una menzogna.
Questi attacchi statunitensi contro l’Iran, i primi in un mese, hanno causato due morti e diversi feriti, secondo quanto dichiarato dal governatore della vicina isola di Qeshm, citato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA. In risposta, Teheran ha affermato di aver preso di mira siti militari statunitensi in Medio Oriente: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha rivendicato la responsabilità degli attacchi contro installazioni in Giordania, mentre l’esercito iraniano ha annunciato di aver attaccato una base negli Emirati Arabi Uniti. “Teheran ha reagito per autodifesa”, hanno sottolineato i diplomatici iraniani. Giordania ed Emirati Arabi Uniti hanno condannato le azioni dell’Iran: “Questi attacchi costituiscono una grave escalation, un inaccettabile atto di aggressione e una minaccia diretta alla sicurezza, alla stabilità e all’integrità territoriale degli Emirati Arabi Uniti”, ha sottolineato in una dichiarazione pubblicata sulla piattaforma social X.
La televisione di stato iraniana ha poi riferito che una petroliera ha preso fuoco dopo aver urtato due mine navali mentre tentava di attraversare la parte meridionale dello Stretto, vicino all’Oman. Non ha identificato la nave né fornito informazioni sul suo equipaggio. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha avvertito che altre navi che violassero le sue regole avrebbero subito la stessa sorte e ha affermato che il rispetto delle sue normative per il passaggio attraverso lo stretto è obbligatorio. Nei suoi primi commenti dopo l’attacco statunitense all’isola iraniana di Larak, il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran “non cerca la guerra“, ma che “non resterà mai inerte di fronte ad alcuna aggressione“. Gli ultimi attacchi statunitensi noti contro l’Iran risalgono alla fine di luglio, ma ci sono stati pochi segnali di progressi diplomatici concreti, a parte le affermazioni secondo cui l’Oman e l’Iran avrebbero raggiunto un accordo su un’unica rotta di navigazione consentita attraverso lo stretto. Teheran ha posto delle precondizioni prima dell’apertura della rotta concordata mentre Washington non ha espresso la propria posizione in merito. Il presidente americano Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti risponderanno all’attacco missilistico sferrato dall’Iran. “Li colpiremo duramente”, “ci sarà una risposta”, ha detto in un’intervista a Fox News.
Trump è poi tornato sulla nuova campagna di sanzioni statunitensi, denominata Operazione ‘Esclusione Economica’, con l’obiettivo di tagliare tutti i legami finanziari del regime e soffocarlo economicamente. Washington ha introdotto nuove sanzioni contro oltre 60 organizzazioni, individui e navi in vari Paesi collegati a Teheran, prendendo di mira entità che secondo gli Usa starebbero aiutando l’Iran a procurarsi tecnologie proibite e proventi derivanti dalle esportazioni di petrolio. Grazie a questo, ha spiegato Trump, l’Iran “è ufficialmente uno stato fallito. E’ finito” e la sua leadership è “nel caos più totale”. Su Truth il presidente ha sottolineato che le uniche cose che ha sono le “Fake News che arrivano dagli Stati Uniti, la volontà di uccidere i manifestanti e una buona dose di stronzate”. L’Iran “prende sul serio le sanzioni”, ha assicurato il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, assicurando che “l’economia iraniana non deve necessariamente collassare, deve solo rinsavire”, in merito al D-Day economico annunciato la scorsa settimana contro Teheran. “Continueremo a esercitare la nostra pressione”, ha aggiunto, sottolineando che risolvere il nodo Teheran è anche un modo per “riportare stabilità” nell’economia mondiale. Bessent ha poi ringraziato l’Europa per il “forte sostegno” sulle misure economiche chieste dagli Usa contro l’Iran.
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