Le sanzioni europee hanno ridotto la dipendenza energetica dalla Russia, ma non l’hanno cancellata. A luglio i cinque maggiori acquirenti dell’Unione europea hanno versato complessivamente 1,3 miliardi di euro per combustibili fossili russi. Il 70% degli acquisti è stato rappresentato dal gas, tra forniture via gasdotto e Gnl. È quanto emerge dall’analisi mensile del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea). Il primo acquirente europeo è stata l’Ungheria, con 486 milioni di euro di importazioni. La componente principale è stata il gas trasportato via gasdotto, che ha rappresentato il 62% degli acquisti. Il Paese resta quindi fortemente esposto alle forniture russe attraverso le infrastrutture che collegano direttamente l’Europa centrale ai sistemi di esportazione di Mosca. La Slovacchia è salita al secondo posto tra gli importatori Ue, con 299 milioni di euro. Quasi due terzi degli acquisti sono stati costituiti da petrolio greggio. Si tratta principalmente delle forniture che arrivano attraverso l’oleodotto Druzhba, una delle poche direttrici rimaste operative per il greggio russo destinato al mercato europeo.
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