“Sono tante le lezioni che il mondo occidentale deve imparare dalla sciagurata avventura iraniana, qualsiasi sia il suo esito finale. Le più importanti sono una economica e una politica: la prima è che il petrolio è ancora fondamentale e che dobbiamo sì accelerare le rinnovabili ma sempre tenendo conto della centralità dei fossili, la seconda è che c’è una serie di Paesi di cui non ci si può più fidare e il primo sono gli Stati Uniti per la loro capacità di gettarsi in avventure velleitarie, spesso criminali e sempre prive di qualsiasi buon senso”. Così Paul De Grauwe, professore di punta della London School of Economics, in un dialogo con Repubblica. “Una sola è la certezza: per molti anni l’ordine territoriale non solo della regione mediorientale sarà sconvolto, e questo vale per tutti i protagonisti, compresi gli europei”, sottolinea. E aggiunge: “A parte i Paesi belligeranti – Usa, Israele, Iran – mettiamoci nei panni delle monarchie del Golfo che hanno subito i bombardamenti per ritorsione dell’Iran mentre si sentivano protette dall’America. E immaginiamo quale fiducia potranno avere per Washington da ora in poi e con quale spirito riattiveranno le vie per Hormuz. Ciò vale anche al contrario: gli Usa su quali alleati potranno più contare nella regione, se non Israele?”. De Grauwe poi incalza: “Consideriamo innanzitutto che è vero che il petrolio non si trova in tutto il mondo ma è altrettanto vero che non si trova solo in Medio Oriente: bisognerà affrontare anche a costo di maggiori spese la necessità di cercarne altrove, dove pare che ce ne sia in gran quantità. Penso a Paesi come il Brasile, l’Indonesia, l’Australia, l’Africa subsahariana. Il tutto cercando di evitare altri accordi suicidi con l’America per il loro shale oil. C’è poi il discorso delle rinnovabili: troppo facilmente ne abbiamo rallentato lo sviluppo concentrati su obiettivi come l’industria bellica, altra colpa di Trump. Va rilanciato con forza il tema del solare e dell’eolico, considerando che gli sviluppi tecnologici le hanno rese più economiche e non c’è più bisogno di sussidiarle”.
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