Il “gioco d’azzardo” di Trump in Iran. “Non è un conflitto regionale ma lo stravolgimento dell’ordine internazionale”. Lo dice a La Stampa padre Giulio Albanese, consigliere della Segreteria di Stato vaticana e direttore a Roma della Cooperazione missionaria. “La comunità globale è in crisi: le decisioni di pochi attori hanno conseguenze imprevedibili e creano effetti a catena oltre il Medio Oriente. L’attacco non è episodio di un’escalation d’area: ridefinisce le gerarchie mondiali. La logica preventiva della forza sostituisce la diplomazia multilaterale. Incertezza e improvvisazione accecano ogni visione”. Il nucleare può essere un pretesto: “La motivazione sono le presunte minacce imminenti, legate allo sviluppo nucleare iraniano e alla capacità di Teheran di proiettare potenza regionale attraverso proxy e alleanze militari. Ma gli effetti concreti sono imprevedibili: le reazioni di altri Stati, le conseguenze economiche, gli effetti politici interni, le dinamiche di instabilità regionale che si attivano. Attacco calcolato ma con elementi di buio. L’influenza crescente di Russia e Cina è determinante”.
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