“L’intesa firmata domenica è solo il primo passo. Il risultato dell’intervento militare, e se è valsa la pena lanciarlo, si deciderà nei negoziati dei prossimi sessanta giorni, ma perché sia un successo è irrinunciabile che Hormuz non resti sotto il controllo dell’Iran in qualsiasi forma e che l’uranio già arricchito venga completamente eliminato”. Così a Repubblica l’ex capo della Cia David Petraeus. “I risultati concreti sono due: la revoca del doppio blocco di Hormuz e la proroga del cessate il fuoco per 60 giorni. Tutto il resto che conta davvero, ossia il nucleare, i missili, il sostengo ai proxy come Hezbollah, è rimandato al negoziato”, spiega. E ancora su Hormuz: “Non sappiamo ancora se ci saranno pedaggi da pagare e se l’Iran continuerà a controllare lo stretto insieme all’Oman. Poi deve essere sminato, anche se alcune navi stanno già passando”. E ancora: “Secondo quanto ha detto il presidente Trump, ciò andrebbe oltre quanto è stato concordato nel memorandum”. E sui 440 chili di uranio già arricchito: “Devono essere eliminati. È arricchito al 60%, appena sotto la soglia necessaria per costruire un’arma, quindi è davvero molto preoccupante. Deve essere diluito e spedito fuori dal Paese. Ci sono varie opzioni, in passato se ne era occupata l’Aiea, ma l’esito sarà l’elemento discriminante dell’accordo”.
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