“L’intelligence israeliana, per quanto bene informata sull’Iran, non si aspettava una reazione tanto forte dopo i primi bombardamenti. Le capacità missilistiche iraniane hanno colto di sorpresa. Netanyahu ha allora chiesto aiuto a Trump, che, nonostante volesse prendere tempo, ha invece deciso di intervenire subito nella speranza di costringere Teheran ad abbandonare i suoi progetti nucleari”. Lo dice Gilles Kepel, tra i più noti esperti francesi del Medio Oriente. In un colloquio con il Corriere della Sera spiega: “Il regime di Teheran non vuole mostrarsi debole, crede che il tempo sia dalla sua parte. Non so bene cosa potranno fare a Hormuz, anche perché vi transita il petrolio iraniano per la Cina. E gli ayatollah tengono ai buoni rapporti con Pechino”. E quindi “Trump si troverà spinto a continuare i blitz militari, nonostante i suoi elettori siano contrari. In America resta viva la memoria della catastrofe in Iraq nel 2003”. E ancora sul rischio per Netanyahu e Trump che nasca un fronte arabo-musulmano unito contro Israele: “E’ un rischio grave, dalle conseguenze profonde e minacciose anche per l’Europa. La nascita di un fronte sciito-sunnita allargato, che mette assieme per la prima volta Turchia, con Iran, Arabia Saudita, Pakistan, Emirati, Egitto e tanti altri. Insomma, un’alleanza politica come non si era vista neppure nel 1948 e metta in crisi persino gli accordi di Camp David tra Israele ed Egitto, che dal 1979 avevano disinnescato le crisi più gravi”.
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