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Iran, Saadé (Cma Cgm): Pedaggio a Hormuz è pericoloso, tutti gli Stretti a rischio

“Siamo ancora in una situazione di crisi. Siamo riusciti a far uscire il Cma Cgm Galapagos durante la notte tra sabato e domenica, ma nove nostre navi sono ancora bloccate: alcune operano nella zona del Golfo, altre dovrebbero uscire ma non riescono. Finché il quadro resta questo, parlare di ritorno alla normalità è prematuro. Spero in un miglioramento nei prossimi giorni, ma un pieno ripristino delle operazioni richiederà, a mio avviso, vari mesi”. Lo dice in una intervista a Il Corriere della Sera Rodolphe Saadé, presidente e azionista di controllo di Cma Cgm, uno degli uomini più ricchi di Francia con un patrimonio stimato in 41 miliardi di euro. Cma Cgm è uno dei maggiori gruppi navali al mondo: dietro alla Msc di Gianluigi Aponte, ma in lizza con la danese Maersk per la seconda posizione. A maggior ragione ora che Saadé ha chiuso un accordo con l’americana FedEx, malgrado i timori per il futuro di Hormuz e della libertà di navigazione nel mondo. “Con l’acquisizione di questa società simbolo negli Stati Uniti, Cma Cgm assume una nuova dimensione nella logistica. FedEx è uno dei due grandi soggetti americani in grado di coprire l’intera catena, dal trasporto alla consegna finale. Da mesi abbiamo negoziato con FedEx l’acquisizione delle loro attività di stoccaggio. L’operazione ci darà accesso a 80 magazzini distribuiti in 24 Stati, che si aggiungeranno a quelli che già possediamo. In totale arriviamo a 123 depositi in Nord America, con un fatturato combinato di 2,7 miliardi di dollari. L’intera partnership vale circa cinque miliardi e ci proietta fra le prime cinque società statunitensi nello stoccaggio”, spiega.
Saadé per allarga il discorso oltre Hormuz: ” Sì, è una questione ben più ampia. Hormuz è una dimostrazione eclatante, ma anche Bab el Mandeb all’ingresso del Mar Rosso è gravemente compromesso. Le tensioni intorno a Taiwan possono colpire altri passaggi strategici. E se allarghiamo lo sguardo, vanno considerate anche le conseguenze della guerra in Ucraina sulle rotte. Il tema non è quindi uno stretto in sé, ma la vulnerabilità crescente dei punti chiave della globalizzazione”. E ancora: “Quanto all’idea di istituire un pedaggio, non la trovo sensata: il commercio globale si regge sulla libertà di navigazione. Se si comincia a imporre diritti di passaggio a Hormuz, perché non estendere domani la stessa logica a Gibilterra o ad altri stretti strategici?”.

redazione

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