Nonostante le recenti piogge, utili a ristorare la superficie dei terreni per permettere le semine, lo scenario idrologico presenta un deficit rilevante, rappresentando un gap storico di impoverimento della falda nel sottosuolo. Lo rileva Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), spiegando che il dato più allarmante arriva dall’Emilia Romagna, dove l’acqua stoccata nel sottosuolo, normalmente accessibile alle colture, presenta quantitativi che vanno da -150% a -200% rispetto alla media storica del periodo.
L’Agenzia regionale Prevenzione Ambiente Energia (ARPAE) segnala come il contenuto idrico dei terreni è oggi inferiore alla norma (soprattutto nel settore nord-est del ferrarese), mentre nelle falde superficiali si registrano livelli, che sono generalmente tipici delle estati più siccitose. Si stima che, nel comprensorio servito dal Canale Emiliano Romagnolo, la mancanza di piogge abbia reso critica la gestione delle colture di graminacee su una superficie di circa 50.000 ettari e grosse complicazioni si registrano anche nella semina delle colture primaverili-estive, la maggior parte delle quali irrigate.
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