“La stagione della neve non finisce in un giorno preciso. Cambia progressivamente fase: l’accumulo lascia spazio alla fusione e il manto nevoso inizia a trasformarsi nella risorsa idrica che alimenterà fiumi, laghi, invasi e suoli durante i mesi più caldi. Aprile 2026 ha segnato chiaramente questo passaggio”. Lo segnala Fondazione Cima, secondo cui “non si tratta semplicemente della normale fusione primaverile. I dati mostrano infatti una velocità di diminuzione dello Snow Water Equivalent (Swe) molto più elevata rispetto alla climatologia, soprattutto nei grandi bacini alpini”. Solo poche settimane fa, a metà aprile, gran parte dell’Italia (e in particolare il Po, l’area con più neve in Italia) si trovava ancora in condizioni vicine alla media stagionale. Poi il sistema ha accelerato rapidamente: temperature molto superiori alla media, precipitazioni scarse e un mese estremamente secco hanno intensificato la fusione del manto nevoso. Oggi lo Snow Water Equivalent nazionale è sceso fino a circa -48% rispetto alla media per questo periodo dell’anno.
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