“C’era da aspettarsi una simile aggressività dal presidente americano”. Lo dice Giuseppe Pasini, patron di Feralpi e presidente di Confindustria Lombardia. “Gli Stati Uniti hanno disperso la loro manifattura, a differenza dell’Europa che ne ha mantenuta una viva, variegata, con eccellenze.
Trump vuole recuperare quel che negli ultimi decenni è sparito. Ma non è semplice”, aggiunge nel colloquio con Affari&Finanza. Poi sui dazi applicati all’acciaio sottolinea: “Non sono determinanti per la nostra industria: l’anno scorso l’Italia ha esportato verso gli Usa 350mila tonnellate di acciaio, su una produzione di 19 milioni. Il vero problema è un altro…”. Ovvero: “I dazi che gli Stati Uniti hanno applicato alla Cina”. Per Pasini “il rischio è che portino i prodotti dell’acciaio cinese a riversarsi sul nostro mercato. Già oggi le importazioni esistono, il pericolo è che diventino un fiume in piena. Anche perché le prospettive di crescita economica di Pechino si sono fortemente ribassate, nell’ordine del 3-4 per cento. E così si trova in una situazione di sovracapacità produttiva, che cercherà in ogni modo di scaricare altrove. Un rischio che vale per l’acciaio, ma anche per altri materiali di base”. La risposta è “ovviamente in capo alla comunità europea. Già oggi esiste un sistema di quote di importazione: è assolutamente prioritario vigilare perché queste quote non vengano superate. Bisogna lavorare perché siano migliorate le misure di salvaguardia del mercato interno”, conclude.
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