“È decisamente rilevante perché si tratta di un’intesa a più livelli, non c’è solo l’aspetto commerciale peraltro di per sé quasi storico. C’è una dimensione geopolitica che vedo prevalente. Nel mondo dei dazi e delle chiusure l’India, che nella maggior parte dei casi si è allineata a Cina e Russia, offre alla Ue concessioni più larghe di quelle riconosciute finora a qualsiasi altro partner. C’è la ricerca di una dialogo strutturato e non episodico con l’Europa. E la valenza geopolitica si farà sentire sull’immediato negli equilibri internazionali”. Lo dice a il Corriere L’Economia Emma Marcegaglia, a lungo presidente di Business Europe, l’organizzazione degli industriali del Vecchio Continente e attuale presidente l’Associazione Italia-India. Per sentire gli effetti dell’accordo di libero scambio però ci vuole pazienza: “Ci vuole del tempo. Pensi all’Italia: oggi l’interscambio con Nuova Delhi è di soli 14 miliardi dei quali 5 di nostre esportazioni. Come la Croazia. Partiamo da numeri bassi. E poi non dimentichiamo che per la vicenda dei marò in passato Roma e New Delhi hanno avuto rapporti pessimi. Quasi un’incomunicabilità reciproca”, spiega Marcegaglia.
Da parte di Bruxelles c’è un tentativo di proteggere la globalizzazione dalle politiche protezionistiche: “È saltato il multilateralismo, abbattuto da coloro che l’avevano costruito e la Ue segue la strada degli accordi bilaterali con grandi Paesi e grandi aree economiche. Si costruisce così una globalizzazione a pezzi, è una via nuova”. E ancora: “C’è anche l’intesa da raggiungere con Thailandia, Malesia e Indonesia. Non avremo più la globalizzazione degli anni ‘90 e procederemo per alleanze di volenterosi”.
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