PAPA FRANCESCO JORGE MARIO BERGOGLIO
Il cibo c’è per tutti. Quello che non c’è è la giustizia sociale. Nella giornata Internazionale degli sprechi alimentari, Papa Francesco scrive a Qu Dongyu, direttore generale della Fao, e analizza il problema con lucidità. “Non possiamo accontentarci di esercizi retorici che si risolvono in dichiarazioni che non vengono messe in pratica per dimenticanza, meschinità o avidità”, tuona. Si rivolge ai grandi “centri di potere” , in cui deve risuonare il “grido degli affamati“: “È tempo di agire con urgenza e per il bene comune. È urgente che sia gli Stati che le grandi multinazionali, le associazioni e i singoli individui – tutti, nessuno escluso – rispondano in modo efficace e onesto“.
Ognuno di noi, avverte, è chiamato a riorientare consapevolmente e responsabilmente il proprio stile di vita, perché nessuno rimanga indietro e tutti abbiano il cibo di cui hanno bisogno, sia in quantità che in qualità: “Lo dobbiamo ai nostri cari, alle generazioni future e a coloro che sono colpiti dalla miseria economica ed esistenziale“.
Riprende le parole di Giovanni Paolo II e ricorda il “paradosso dell’abbondanza“, denunciato dal Pontefice polacco trent’anni fa, il 5 dicembre 1992, nel discorso di apertura della Conferenza sulla nutrizione: “C’è abbastanza cibo nel mondo perché nessuno vada a letto con lo stomaco vuoto! Le risorse alimentari prodotte sono più che sufficienti per sfamare 8 miliardi di persone. La questione, tuttavia, è quella della giustizia sociale, ovvero il modo in cui viene regolata la gestione delle risorse e la distribuzione della ricchezza“.
“Il cibo non può essere oggetto di speculazione“, è lapidario Bergoglio. Non può esserlo perché dal cibo dipende la vita umana e in questo senso, affonda, “è uno scandalo che i grandi produttori incoraggino il consumismo compulsivo per arricchirsi, senza nemmeno considerare i reali bisogni degli esseri umani”. Il Papa chiede di fermare la speculazione alimentare e smettere di trattare il cibo, che è un bene fondamentale per tutti, come una “merce di scambio per pochi”.
Non dimentica poi che lo spreco o la perdita di cibo contribuiscono in modo significativo all’aumento delle emissioni di gas serra e quindi al cambiamento climatico e alle sue conseguenze: “La Terra che sfruttiamo avidamente geme a causa dei nostri eccessi consumistici e ci implora di smettere di maltrattarla e distruggerla invertendo la rotta delle nostre azioni“, afferma. Si tratta di “aguzzare la vista e aprire il cuore“, come chiedono i giovani: “Dando il meglio di noi per curare la Casa comune che è creata dalle mani di Dio e che dobbiamo custodire, rispondendo con le buone azioni al male che le facciamo“.
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