Il 10 ottobre scorso è entrato in vigore l’obbligo per professionisti, imprese e studi che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale nei propri processi decisionali o operativi. Particolare attenzione è rivolta al mondo del lavoro.
“I datori di lavoro che integrano strumenti di IA nei propri processi, dalla selezione del personale alla valutazione delle performance, fino all’automazione di attività amministrative – spiega Michela Benna, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – dovranno informare i lavoratori ogni volta che un algoritmo incide su decisioni che li riguardano, come promozioni o licenziamenti; garantire la trasparenza e l’equità dei dati e dei modelli utilizzati; conservare log e documentazione che permettano di ricostruire il funzionamento dei sistemi automatizzati ed adottare misure di prevenzione contro errori, bias e decisioni discriminatorie”.
Una questione centrale riguarda la responsabilità. “Se un errore dell’IA provoca un danno come, ad esempio, una consulenza errata – prosegue Benna – il responsabile rimane il professionista o il datore di lavoro che ha utilizzato il sistema, non il produttore del software”.
Il nuovo obbligo segna un cambio di paradigma: non basta adottare l’intelligenza artificiale, serve governarla. Per farlo, imprese e professionisti sono invitati a: mappare i processi in cui l’IA è impiegata; stabilire policy interne sull’uso dell’IA; Comunicare apertamente l’impiego e i limiti degli algoritmi; effettuare audit periodici per individuare bias o malfunzionamenti e formare il personale su principi etici, normativi e tecnici.
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