Photocredit: Consiglio europeo
La situazione in Medio Oriente entra di prepotenza al centro nell’agenda del Consiglio europeo, in corso a Bruxelles. Ma se Washington cerca da giorni una reazione dell’Ue al pressing sempre più minaccioso di Trump per un aiuto militare nello Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele, difficilmente la troverà. I leader, infatti, si trovano d’accordo nel ribadire ‘no’ ad una partecipazione alle operazioni militari. Nelle bozze del testo all’esame dei leader non si preannuncia alcun intervento o nessun invito a chiedere alla Nato di farlo, seppure la preoccupazione per il blocco dei transiti marittimi resta alta. La necessità di prevenire gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz è uno dei punti, ma i 27 non sembrano voler andare oltre.
In parallelo, sei Paesi (Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone) si dicono pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale di Hormuz. In mattinata, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha parlato con il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, e con il Presidente francese, Emmanuel Macron ribadendo “l’importanza di garantire la sicurezza di questa fondamentale rotta marittima e di sostenere la libertà di navigazione. E’ fondamentale che i partner collaborino per elaborare un piano realizzabile”. La nota dei sei leader però va oltre: “La sicurezza marittima e la libertà di navigazione vanno a vantaggio di tutti i paesi. Chiediamo a tutti gli Stati di rispettare il diritto internazionale e di sostenere i principi fondamentali della prosperità e della sicurezza internazionali”, sottolineano. E ricordano: “La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”. Di fatto, “tali interferenze con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali“. Per questo, i 6 chiedono “una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e di gas”.
Da Roma comunque fonti della Difesa chiariscono che se l’Italia dovesse partecipare a una missione con altri Paesi per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz, questo potrebbe avvenire solo sotto l’egida dell’Onu. “L’Europa viene percepita come alleata, perché così è nella Nato, degli Stati Uniti, quindi una flotta europea sarebbe percepita come una flotta Nato, quindi come una flotta che entra in guerra a fianco degli Stati Uniti e di Israele”, aveva spiegato in mattinata il ministro della Difesa Guido Crosetto secondo cui “la bandiera ONU, a maggior ragione, anche se è stata ammainata negli ultimi anni, è una flotta che mette insieme Europa, Cina, Asia, India e tutti i paesi del mondo, quelli più interessati da Hormuz e l’Asia”.
Lo stesso segretario generale Antonio Guterres, presente al Consiglio europeo, fa sapere che “il Consiglio di Sicurezza ha ordinato la riapertura dello Stretto di Hormuz. La prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz causa immense sofferenze a moltissime popolazioni in tutto il mondo che non hanno nulla a che fare con questo conflitto”. Il messaggio del numero uno delle Nazioni Unite è anche per Usa e Israele: ” è tempo di finire questa guerra che rischia di andare totalmente fuori controllo, con una propagazione sull’economia mondiale”.
Da Bruxelles, se è unanime la condanna dei leader agli attacchi iraniani contro i siti petroliferi nel Golfo, i 27 cercano di smarcarsi da un intervento nel conflitto, che di fatto “non rispetta il diritto internazionale”. Secondo l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas, “non ci sono le basi giuridiche” per poter intervenire, neanche su Hormuz, visto che “il ricorso all’uso della forza è previsto in due casi, autodifesa e mandato ONU e queste cose non ci sono”. E poi, ammette, “non sappiamo quale sia l’obiettivo del conflitto”. Critico anche lo stesso Macron che definisce ‘sconsiderata’ l’escalation nel Golfo e invoca una tregua di qualche giorno per le festività (la fine del Ramadan, ndr) per cercare di dare una nuova possibilità ai negoziati e giungere così una fine del conflitto. Diretto e perentorio il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez: “Siamo contrari a questa guerra. La guerra in Iran è illegale“.
L’unica possibilità di un intervento europeo in Medio Oriente viene considerata per gestire il post-conflitto, come chiarisce il cancelliere tedesco, Friedrich Merz: “Potremo impegnarci concretamente solo quando le armi taceranno“, afferma. Ad ogni modo perché gli Stati membri dell’Unione europea giochino un ruolo servirà “anche un mandato internazionale, che al momento non abbiamo”.
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