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Iran, Trump: Aiuti in arrivo. E minaccia dazi a chi sostiene Teheran. Ira di Mosca e Pechino

“Patrioti iraniani, continuate a protestare”: Donald Trump ha incoraggiato i manifestanti iraniani a proseguire il loro movimento e a rovesciare le istituzioni, promettendo che “aiuti” arriveranno. Il presidente degli Stati Uniti ha ripetutamente minacciato un intervento militare sin dall’inizio del movimento, il 28 dicembre, uno dei più grandi dalla proclamazione della Repubblica Islamica nel 1979. Trump aveva infatti avvertito che la Repubblica Islamica stava iniziando a superare la soglia per un intervento, con l’aumento del bilancio delle vittime a causa dell’intensificarsi della repressione delle proteste a livello nazionale. Inoltre, ieri, il tycoon ha ulteriormente alzato la tensione, annunciando che i paesi che fanno affari con l’Iran saranno soggetti a dazi del 25% sugli scambi con gli Stati Uniti, una mossa che potrebbe colpire grandi economie come Cina e India. I dazi si applicheranno “con effetto immediato” a “qualsiasi paese che faccia affari con la Repubblica Islamica dell’Iran”, ha scritto in un post su Truth.

Al momento la repressione in Iran ha causato almeno 600 morti, secondo una ONG che teme che il bilancio effettivo delle vittime sia più alto. Innumerevoli le condanne internazionali: la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha denunciato il bilancio “spaventoso” delle vittime minacciando nuove sanzioni  contro i responsabili della repressione. Roma, Parigi, Berlino, Londra e altre capitali europee hanno convocato gli ambasciatori iraniani per denunciare la “repressione più brutale e sanguinosa delle proteste”. Insieme ai partner europei e del G7, “il Governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano”, fa sapere Palazzo Chigi in una nota.

Oggi anche il presidente Trump ha chiamato i manifestanti iraniani a non mollare, assicurando che un aiuto è in arrivo. “Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni”, ha scritto su Truth. “Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo elevato”, ha assicurato. “Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà”, ha spiegato. “L’aiuto sta arrivando”, ha poi assicurato Trump.

Da Mosca la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che “le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l’Iran sono categoricamente inaccettabili”. E ha aggiunto, “coloro che intendono usare disordini di matrice straniera come pretesto per ripetere l’aggressione contro l’Iran commessa nel giugno 2025 devono essere consapevoli delle terribili conseguenze di tali azioni per la situazione in Medio Oriente e per la sicurezza internazionale globale”. Mosca, inoltre, respinge categoricamente i tentativi sfacciati di “ricattare i partner stranieri dell’Iran aumentando i dazi commerciali”.

Secondo Trade Data Monitor, che raccoglie dati doganali, più di 100 paesi hanno commerciato con l’Iran a un certo livello nella prima metà del 2025 e potrebbero essere interessati. Tuttavia, i legami commerciali tra l’Iran e molti paesi sono stati frenati dalle pesanti sanzioni statunitensi contro Teheran. Cina, Turchia, Pakistan e India sono tra i principali partner commerciali dell’Iran, secondo i dati. Su questo, la Casa Bianca ha rifiutato di fornire maggiori dettagli.

Anche da Pechino le reazioni non si sono fatte attendere. “La posizione della Cina sui dazi è molto chiara: non ci sono vincitori in una guerra tariffaria e la Cina tutelerà fermamente i suoi legittimi diritti e interessi”, ha detto il ​​portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. Anche l’ambasciata cinese negli Stati Uniti ha dichiarato di “opporre fermamente la propria opposizione a qualsiasi sanzione unilaterale illecita e a qualsiasi giurisdizione a lungo termine”. “Le guerre tariffarie e commerciali non hanno vincitori, e la coercizione e la pressione non possono risolvere i problemi”, ha dichiarato Liu Pengyu, portavoce dell’ambasciata. L’Unione europea al momento resta attendista. “Per quanto ne sappiamo, finora si tratta solo di un post sui social media”, ha commentato il portavoce Olof Gill nel corso del briefing quotidiano con la stampa. Ma, ha precisato, “qualora quel post sui social media dovesse tradursi in una qualche forma di azione esecutiva, lo esamineremo e faremo la nostra analisi”. Al momento, ha aggiunto, “restiamo concentrati sull’attuazione, da entrambe le parti, della dichiarazione congiunta Ue-Usa”

Valentina Innocente

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