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Pac, riforme e remunerazione: l’agricoltura irrompe al Consiglio europeo

È tutto pronto a Bruxelles per il Consiglio Europeo che vedrà sul tavolo dei leader Ue una serie di tematiche urgenti – dalla crisi a Gaza all’industria della difesa – in cui è entrata con forza la questione dell’agricoltura, dopo mesi di proteste degli agricoltori europei. A quanto si apprende a Bruxelles, in un vertice dai molti nodi, anche gli ultimi sviluppi sulla politica agroalimentare dell’Ue potrebbero diventare un terreno di confronto acceso tra i 27 capi di Stato e di governo, dalla revisione della Pac alle limitazioni dei prodotti agricoli extra-Ue.

Ridurre gli oneri amministrativi, rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena di approvvigionamento, garantire una concorrenza leale nel mercato globale. C’è tutto il filone di proposte della Commissione Ue arrivate con il pacchetto del 15 marzo per la modifica della Politica Agricola Comune sul tavolo di alto livello, che dovrà dare una risposta a quanto chiesto dagli agricoltori non solo sul breve termine, ma anche attraverso una discussione strutturata sul lungo termine. L’Italia guarda con favore alle maggiori flessibilità sulle ‘Buone condizioni agronomiche e ambientali’ (Bcaa), dalle deroghe sugli obblighi di mettere a riposo una percentuale di terreno coltivabile (standard 8) alla diversificazione delle colture in alternativa alla rotazione delle colture (standard 7), fino al nodo centrale: le esenzioni da controlli e sanzioni per gli agricoltori che coltivano meno di 10 ettari di superficie.

La discussione avrà però anche un focus più ampio sulle misure di lungo termine, spinte in particolare dal governo italiano. Soprattutto guardando a quel non-paper della Commissione Europea sulla remunerazione degli agricoltori e la loro posizione in una filiera alimentare più equa, a partire dall’osservatorio dei costi di produzione, dei margini e delle pratiche commerciali nella catena di approvvigionamento agroalimentare. Perché se le flessibilità sul breve e medio termine – e il fatto che le misure siano diventate più volontaristiche e meno obbligatorie – possono essere considerate come un passo in avanti per rispondere alle preoccupazioni e alle proteste di Roma, si aspetta ancora più in generale una visione a lungo termine per la Pac del futuro.

Un altro problema specifico sul tema agricoltura per i 27 leader Ue è quello relativo al commercio con l’Ucraina e, in seconda istanza, con la Russia. A proposito delle importazioni di prodotti agricoli ucraini, dopo l’intesa tra i co-legislatori di Parlamento e Consiglio sulla proroga allo stop ai dazi fino al giugno 2025 (con ‘freni di emergenza’ a tutela degli agricoltori europei) gli ambasciatori dei Ventisette hanno deciso di posticipare alla prossima settimana il voto sul via libera all’accordo provvisorio. Sempre a quanto si apprende a Bruxelles, questo per dare il tempo al Consiglio Europeo di affrontare una discussione serrata sull’argomento, per individuare – se dal caso – eventuali colli di bottiglia o criticità.

Più accese potrebbero invece essere le discussioni sulle possibili restrizioni alle importazioni agricole dalla Russia, da affrontare sempre nel capitolo specifico sull’Ucraina. Stando ai ragionamenti della Commissione Europea, che dovrebbe formulare nelle prossime settimane una proposta, si dovrebbe andare verso dazi consistenti e non sanzioni da approvare all’unanimità degli Stati membri. Anche se in questa fase si ragiona ancora sulla possibilità di annunciare la misura – su cui Polonia e Paesi baltici si esprimono con particolare forza – al Consiglio Europeo ci sarà la possibilità di tastare meglio gli umori di tutti i leader e di capire nel dettaglio, prima che la palla passi nelle mani della Commissione, di cosa si sta davvero parlando. Non per ultimo sui quantitativi di importazioni nei singoli Paesi membri che, anche se non particolarmente importanti per Paesi come l’Italia, dovranno essere valutati con cognizione di causa.

Valentina Innocente

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