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Meloni e Merz scuotono Ue. La premier: “Sia protagonista del suo destino, non lo subisca”

Da Roma, Giorgia Meloni e Friedrich Merz rinnovano l’alleanza tra Italia e Germania, siglano accordi, intese e scuotono l’Europa: “Scelga se restare padrona del proprio destino o se subirlo”, sfida la premier italiana. Al centro c’è il tema della competitività, un punto di vista comune su una transizione “non ideologica”, che passi dalla neutralità tecnologica, l’esigenza di una sburocratizzazione massiccia, il sostegno all’agricoltura. Ma anche la necessità di emanciparsi dagli Stati Uniti per la capacità di difesa del Vecchio Continente e, in generale, l’urgenza di avere un moto di coraggio nelle scelte, per un’Unione più autorevole sul piano globale. Pragmatismo, concretezza, buon senso sono le parole chiave utilizzate da Meloni nei suoi interventi, a Villa Pamphilj per il vertice intergovernativo prima, al Business Forum di Parco dei Principi poi. Di “nuovo slancio” parla Merz, per recuperare, e anche in fretta, quel divario di crescita dell’Unione europea rispetto agli Stati Uniti e alla Cina che dagli anni Ottanta non si placa e che, avverte, “va a discapito anche della nostra capacità di azione e della nostra sovranità europea”.

Ecco che tutto s’intreccia: essere dipendenti nell’energia, nelle infrastrutture, nelle materie critiche, rende deboli geopoliticamente. E più esposti a incidenti diplomatici come quello che si rischia in Groenlandia. “Questo vertice cade anche in una congiuntura storica particolarmente complessa che impone all’Europa di scegliere se intenda essere protagonista del suo destino o piuttosto subirlo, è dal nostro punto di vista una fase che richiede lucidità, responsabilità, coraggio e soprattutto l’intelligenza che è necessaria a trasformare le crisi in opportunità”, chiarisce la premier italiana. Che sembra voler prendere il posto di partner più stretto di Berlino: “Oggi credo di poter dire che Italia e Germania sono più vicine che mai”, conferma, considerando il sodalizio una buona notizia non solo per i due singoli Paesi, ma anche per l’Europa nel suo complesso: “Perché se due nazioni importanti, amiche, alleate, solide, sia dal punto di vista economico che industriale, come sono Italia e Germania, si muovono nella stessa direzione, portando ciascuna il proprio valore aggiunto, allora ci sono le condizioni per ottenere ottimi e importanti risultati per le nostre imprese, per i nostri lavoratori, per i nostri cittadini nel loro complesso”.

L’Italia, è la notizia, entra nell’accordo multilaterale tra Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna sull’esportazione di armamenti. Tanto che Antonio Tajani e Guido Crosetto partecipano al vertice 2+2 con gli omologhi tedeschi per coordinare le posizioni sui principali dossier internazionali, a partire dall’Ucraina e dal Medio Oriente. Quanto alla politica commerciale, il cancelliere tedesco si dice “certo” che Bruxelles si difenderà con tutti gli strumenti possibili e lancia un messaggio a Donald Trump: “Non vorremmo dei dazi, ma i paesi di tutto il mondo devono sapere che noi siamo pronti a difenderci”.

Il Consiglio europeo straordinario di questa settimana è una “valida dimostrazione di ciò che noi possiamo fare”. Appuntamento al 12 febbraio a Bruxelles, dove, al prossimo vertice informale Meloni e Merz presenteranno un nostro non paper comune focalizzato su alcune priorità: la semplificazione e il taglio della burocrazia europea, il rafforzamento del mercato unico, il rilancio dell’industria automobilistica nel segno della neutralità tecnologica, una politica commerciale “ambiziosa” basata su regole condivise e pari condizioni.

Con gli Stati Uniti, “la volontà di cooperare resta salda“, rassicura la presidente del Consiglio, che respinge una domanda su presunti problemi di salute di Trump: “E’ il Presidente eletto degli Stati Uniti, fate i conti con la democrazia”, taglia corto. E sul massimo riconoscimento per la Pace rivendicato dal tycoon: “Confido che possa fare la differenza sulla pace giusta e duratura per l’Ucraina – replica – e finalmente anche noi potremmo candidare Donald Trump al Nobel”.

Valentina Innocente

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