Photocredit: Palazzo Chigi
Se la guerra in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova escalation, “dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea”. In Parlamento per un’informativa urgente sull’azione del governo, Giorgia Meloni torna a battere sul ferro di Bruxelles, paragonando la crisi attuale agli anni della pandemia e suggerendo all’Europa di adottare un approccio simile: “Non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita”, scandisce. La premier non pensa a una deroga per singolo Stato membro, ma a un provvedimento generalizzato.
Condizione per attivare la clausola di salvaguardia generale, però, dovrebbe essere una grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Unione europea nel suo complesso, ricorda il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis in audizione alla commissione Affari economici del Parlamento europeo, sottolineando che “attualmente non ci troviamo in questo scenario”. Il potenziale impatto economico della guerra sull’Unione indica infatti un rallentamento della crescita, ma non una grave recessione. “Ovviamente, continuiamo a monitorare la situazione e ora dobbiamo rispondere in modo appropriato, in base alla situazione reale”, precisa il commissario.
Contro la crisi energetica, l’Italia rimane comunque “pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”, fa sapere la prima ministra. Che, prima tra i leader Ue e Nato, alla vigilia di Pasqua ha fatto tappa in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. “Ho voluto esprimere loro la solidarietà e la vicinanza dell’Italia, ma ho anche lavorato per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un’area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale”, spiega. Lo stesso spirito con cui si è già recata in Algeria per concordare un aumento delle forniture di gas naturale verso l’Italia. E con il quale andrà, presto, anche in Azerbaigian.
Sul tema energia, Meloni rivendica il “corposo” decreto varato in consiglio dei ministri per ridurre in modo strutturale i costi, che ha “scontentato le grandi aziende energetiche ma è stata accolta con grande favore dal mondo produttivo”. E l’intervento sul costo del carburante, annunciando che sarà modulato man mano che i negoziati di pace andranno avanti e daranno una prospettiva temporale chiara degli interventi richiesti.
In Europa l’impegno dell’Italia si concentra soprattutto per il sostegno alla competitività, per la semplificazione burocratica, per una “transizione verde che sia realistica e non ideologica, per una autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze”. Ma anche per una capacità di difesa che “non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani”. Per i quali la presidente del Consiglio non incassa le accuse di subalternità: “La posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei”, mette in chiaro. Di più, Meloni sottolinea la distanza da Donald Trump su diversi temi. A partire dalla Nato, che il presidente degli Stati Uniti minaccia quotidianamente di abbandonare. E ancora i dazi, definiti più volte “una scelta sbagliata che non condividevamo”, o i soldati italiani in Afghanistan, che “definiti ‘inutili’ in modo inaccettabile”. L’Italia ha contrastato anche le mire americane sulla Groenlandia, partecipando a ogni documento europeo di difesa dell’integrità del suo territorio e della sovranità del suo popolo.
E infine sull’Ucraina, “di fronte alle proposte di negoziato che non consideravamo sostenibili”. Bisogna quindi lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico, sostiene la premier, ma anche “dire con chiarezza quando non si è d’accordo”. Con chiarezza Meloni sostiene di aver parlato anche con Israele, facendo convocare l’ambasciatore dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo l’attacco a un mezzo italiano dell’Unifil, definito “inaccettabile”. Sul fronte interno, dopo il terremoto politico seguito al referendum sulla giustizia, nessun rimpasto giura Meloni: “Quelle sono alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze”, ironizza. Avanti per tutti e cinque gli anni del mandato con un esecutivo “determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all’ultimo giorno”. Quando, ancora una volta, “sarà nelle urne e non nel palazzo che si farà un altro Governo”.
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