Cosmetica
DAVINES
Davide
Bollati
Presidente del Gruppo Davines
Nata come piccola azienda a conduzione familiare, oggi Davines è un marchio presente in tutto il mondo.
Il nostro primo mercato si sono confermati gli USA, dove abbiamo una filiale a New York, ma abbiamo anche uffici in Olanda, a Deventer, Parigi, Città del Messico, Londra, Shanghai, Hong Kong e Düsseldorf. Abbiamo inoltre chiuso il 2023 con un fatturato in aumento del 14%. Oggi la nostra community è composta da più di 900 collaboratori, di 40 nazionalità diverse, localizzati nelle nostre sedi.
Cuore dell’azienda, però, rimane il Davines Group Village, uno spazio alle porte di Parma in cui si fondono architettura, design, agricoltura e ricerca.
È la concreta espressione dei nostri valori chiave: bellezza, sostenibilità e benessere. Il Village ricompre un’area di 77.000 metri quadrati, di cui il complesso edilizio di estende per circa 11.000 metri quadrati con spazi dedicati agli uffici, alla formazione, al laboratorio di ricerca e innovazione, allo stabilimento produttivo e al magazzino. L’area più importante è il Giardino Scientifico, il nostro laboratorio a cielo aperto, circondato da un arboreto, una selezione di piante provenienti da tutto il mondo. La natura ispira la nostra ricerca scientifica.
Nel 2022 avete firmato l’impegno con SBTi (Science Based Targets initiative) per limitare il surriscaldamento globale e ridurre le emissioni di CO2, quali investimenti sono previsti?
Le politiche strategiche attraverso cui ci impegniamo a raggiungere questo target di riduzione riguardano l’ottimizzazione della logistica e l’utilizzo di mezzi a ridotto impatto ambientale, la definizione di una strategia di mobility management, il definitivo abbandono di materiali vergini per la realizzazione dei nostri packaging, l’autoproduzione di energia elettrica rinnovabile attraverso un impianto agrivoltaico e un lavoro di ricerca e sviluppo di ingredienti da agricoltura biologica rigenerativa per le nostre formule.
Nel 2022, invece, avete fondato EROC (European Regenerative Organic Center), in in partnership con il Rodale Institute. Di cosa si tratta?
È il primo centro europeo di ricerca e formazione sull’agricoltura biologica rigenerativa e sarà la sede delle nostre attività di ricerca per lo studio di nuovi ingredienti coltivati secondo i principi di questo tipo di agricoltura.
Quali misure avete adottato per l’approvvigionamento energetico?
A fine 2022 il 99,7% dell’energia elettrica consumata proveniva da fonti rinnovabili, in parte autoprodotta, in parte acquistata attraverso certificati di garanzia di origine. Il nostro obiettivo al 2030 è aumentare la quantità di energia elettrica rinnovabile autoprodotta per mezzo dell’installazione dell’impianto agrivoltaico in EROC. Per quanto concerne il consumo di energia termica nei processi produttivi, il nostro obiettivo per il 2030 è l’avviamento di un percorso di decarbonizzazione dell’energia termica, continuando le nostre attività di ricerca e studio sulle ultime tecnologie al riguardo.
Dal 2020 il vostro negozio online offre spedizioni carbon neutral agli acquirenti, come ci riuscite?
Per i nostri e-commerce in Italia e negli USA abbiamo un sistema di calcolo delle emissioni associate a ogni spedizione effettuata, le cui quantità vengono neutralizzate attraverso l’acquisto di crediti di carbonio certificati Plan Vivo relativi a progetti di riforestazione, che permettono l’assorbimento di CO2 attraverso il supporto di due no-profit, in Etiopia e in Messico.
Ci sono specifici progetti di ecodesign per il packaging? Quali materiali privilegiate?
Nel 2011 abbiamo redatto una “Carta per la ricerca sul packaging” e seguiamo fedelmente i principi dell’ecodesign: consumare meno materiale, semplificare il design, preferire materiali riciclati o da fonti rinnovabili, facilitare il riciclo dei nostri packaging e ottimizzare gli spazi per la distribuzione logistica dei nostri prodotti. Il nostro obiettivo è l’abbandono della plastica vergine: dal 2014 al 2022 abbiamo evitato 903,3 tonnellate di plastica vergine fossile grazie all’utilizzo di plastica riciclata o da fonti rinnovabili nella realizzazione dei nostri packaging.
Le vostre scelte sostenibili hanno portato a collaborazioni con altre aziende?
Nel gennaio 2022 siamo stati tra i fondatori della B Corp Beauty Coalition, che oggi comprende quasi 90 aziende a livello internazionale. L'obiettivo di questa coalizione è quello di promuovere e migliorare gli standard sostenibili, attraverso la condivisione di know-how e best practice, all'interno dell'industria della bellezza. Allo stesso tempo abbiamo rafforzato l'approccio scientifico e trans-settoriale di EROC, stringendo diverse partnership con importanti aziende del food. Ne è un esempio la collaborazione recentemente stretta con Barilla per il progetto “Bello e Buono”, che si pone l’obiettivo di sviluppare sistemi e pratiche agricole in grado di migliorare salute e biodiversità del suolo.
È stato fatto un calcolo per quantificare le tonnellate di CO2 non emessa ogni anno nell’ambiente grazie alle vostre politiche di sostenibilità?
Limitando l’utilizzo di materiale vergine per la realizzazione dei nostri packaging, e prediligendo quello riciclato o proveniente da fonti rinnovabili, abbiamo evitato di emettere 1.827 tonnellate di CO2 dal 2014 al 2022.
Per neutralizzare le residue emissioni, avete avviato dei progetti di neutralizzazione carbonica. Come funziona il progetto EthioTrees?
Dal 2021 supportiamo due progetti per la neutralizzazione delle emissioni che non riusciamo ancora ad azzerare attraverso il nostro impegno: Ethiotrees e Scolel’te. Ethiotrees supporta la rigenerazione del suolo e delle foreste nella regione settentrionale del Tigray, in Etiopia, e dal 2022 si è esteso all’area di Dawsira e distretti vicini. Scolel’te supporta il rimboschimento e l’agroforestazione nella regione di Chiapas in Messico, offrendo al contempo benefici sociali alle comunità locali.