Food
MELINDA
Luca
Lovatti
Responsabile Ricerca e Sviluppo
Se il marchio Melinda è ben conosciuto dai consumatori, meno noto è il mondo che si cela dietro al consorzio. Come siete organizzati?
Il Consorzio è costituito dall’unione di 16 cooperative, per un totale di circa 4.000 agricoltori che coltivano 6.700 di frutteti in Trentino, nello specifico nella Val di Non e nella Val di Sole. Tra le varietà coltivate più note possiamo citare le Mele Val di Non D.O.P. come la Golden Delicious, la Red Delicious e la Renetta Canada, le Mele I.G.P. del Trentino come la Gala, la Fuji, o la Granny Smith, oltre a varietà come la Morgana e la SweeTango. Il 70% dell’indotto economico ricade nel nostro territorio d’origine, dove diamo lavoro direttamente a oltre 1.300 persone. In totale produciamo oltre 400mila tonnellate di mele all’anno.
Come si riesce a conciliare una produzione annua di 400.000 tonnellate di mele con il rispetto dell’ambiente e del paesaggio?
La coltivazione delle mele, qui in Trentino, ha un’antica tradizione, tanto che i meleti stessi fanno parte del paesaggio, e si integrano nel contesto naturalistico delle nostre valli. Ogni passaggio della produzione, però, avviene per limitare al minimo l’impatto ambientale e antropico. Nel 97% dei nostri meleti usiamo la tecnica dell’irrigazione a goccia: si tratta di una rete di linee gocciolanti che rilasciano l’acqua in prossimità delle radici. Rispetto ai tradizionali impianti di irrigazione sovra-chioma, questo sistema riduce i consumi energetici, minimizza i fenomeni erosivi del suolo e consente di abbattere i consumi idrici del 30%.
Come sono effettuati i trattamenti sui meleti?
Per i trattamenti fitosanitari abbiamo introdotto il sistema S.O.PH.I.A., dell’azienda Netafim. Si tratta di una tecnologia che viene istallata nei frutteti e consente, in soli 15 minuti per ettaro, di applicare i prodotti antiparassitari esclusivamente sugli organi delle piante in modo mirato, per limitare la dispersione dei prodotti nell’ambiente e ridurre l’impatto ambientale.
Attraverso l’analisi dati, invece, state implementando pratiche di agricoltura rigenerativa. Di cosa si tratta?
Grazie a una piattaforma, sarà possibile raccogliere e valutare un gran numero di dati per accrescere l’efficienza e ridurre gli sprechi. Implementeremo anche tecniche che oltre a mantenere la sostanza organica e la biodiversità, favoriscono la capacità di sequestro di carbonio da parte del suolo, mitigando le emissioni.
Per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico dei processi di lavorazione come siete organizzati?
Il 100% dell’energia utilizzata per i processi di produzione, lavorazione e stoccaggio viene da fonti rinnovabili. Nello specifico, acquistiamo esclusivamente energia prodotta dalle centrali idroelettriche del territorio. Tra il 2008 e il 2011 abbiamo installato pannelli fotovoltaici che coprono il 10% del nostro fabbisogno energetico, producendo 4,82 milioni di Kwh all’anno. Attualmente stiamo lavorando a un progetto per produrre ulteriori 4,84 milioni di Kwh, raddoppiando l’ammontare totale. Si tratta di ridurre i costi e al tempo stesso le emissioni, migliorando la qualità dell’ambiente.
Anche il sistema di stoccaggio delle mele è pensato per essere sostenibile. Come funzionano le celle ipogee di Melinda?
È uno dei nostri fiori all’occhiello. Qui sulle Dolomiti viene praticata l’estrazione di Dolomia nel cuore delle montagne. Anziché costruire nuovi magazzini, che avrebbero alterato il paesaggio e richiesto una considerevole quantità di energia per la refrigerazione, abbiamo scelto di sfruttare le caratteristiche del territorio per conservare i nostri frutti, realizzando il primo e unico impianto al mondo per la frigo-conservazione di frutta in ambiente ipogeo. L’impianto si trova a 900 metri dall’ingresso delle cave di Rio Maggiore, a circa 300 metri sotto il livello del suolo, ed è costituito da 34 celle, ognuna delle quali riesce a contenere quasi 1000 tonnellate di mele.
I vantaggi ambientali?
Abbiamo calcolato che rispetto alla conservazione in superficie, questo sistema ci consente di risparmiare 1,9 GW/h all’anno, pari al consumo annuale di energia elettrica di 2.000 persone. Ad oggi conserviamo nelle celle ipogee circa 30mila tonnellate di mele ogni anno, ma è prevista un’espansione che ci consentirà di conservare altre 10mila tonnellate.
Se le celle ipogee per la conservazione delle mele rappresentano un unicum a livello mondiale, a breve sarà operativo un nuovo modo di trasportare la frutta, anch’esso unico al mondo…
Fino ad oggi abbiamo trasportato le mele dagli impianti di lavorazione alle celle ipogee su gomma, ma le cose stanno per cambiare. Abbiamo vinto un bando per la logistica del settore agroalimentare grazie alla proposta di una funivia per le mele che consentirà un notevole risparmio per quanto riguarda le emissioni di CO2. Si tratta di un impianto monofune lungo 1,3 km che attraverso un dislivello di 87 metri trasporterà ogni ora 460 contenitori impilabili dalla sala di lavorazione di Predaia alla miniera di Rio Maggiore. Abbiamo calcolato che la funivia permetterà di risparmiare ogni anno 6.000 viaggi di tir, per un totale 12mila chilometri percorsi.