US President Donald Trump speaks with members of the US Customs and Border Patrol as he tours the border wall between the United States and Mexico in Calexico, California on April 5, 2019. President Donald Trump landed in California to view newly built fencing on the Mexican border, even as he retreated from a threat to shut the frontier over what he says is an out-of-control influx of migrants and drugs. (Photo by SAUL LOEB / AFP)
Neanche il tempo di annunciare l’accordo per il cessate il fuoco di due settimane, condizionato alla riapertura dello Stretto di Hormuz, che la tregua fra Stati Uniti e Iran sembra già in bilico. A meno di due ore dallo scadere dell’ultimatum di Donald Trump, Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un accordo iniziale. La tregua, che includeva anche Israele, avrebbe dovuto avere “effetto immediato” e valere anche per il Libano e “altrove”, anche se il il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva subito dichiarato di non intendere cessare le ostilità contro Hezbollah. E, infatti, nel pomeriggio italiano l’Idf ha annunciato di avere completato un ampio attacco contro i quartieri generali e le infrastrutture militari dell’organizzazione terroristica Hezbollah in tutta Beirut, nella Bekaa e nel sud del Libano. L’attacco in 10 minuti ha colpito diverse zone contemporaneamente: circa 100 quartier generali e infrastrutture militari. Per l’Idf si è trattato “del più grande attacco sferrato contro le infrastrutture dell’organizzazione terroristica Hezbollah dall’inizio dell’operazione“.
Ed ecco così che, poche ore dopo i primi segnali di attività navale a Hormuz segnalati da Marine Traffic, l’agenzia iraniana Fard annuncia che il transito delle petroliere attraverso lo Stretto è stato sospeso a seguito degli attacchi sferrati da Israele contro il Libano. La riapertura di Hormuz rimane il nodo centrale per tutto il mondo. Una “priorità”, per la Commissione Europea. Tanto che, spiega il presidente francese Emmanuel Macron, “circa 15 paesi sono attualmente mobilitati e partecipano alla pianificazione, sotto la guida della Francia, per consentire l’attuazione di questa missione strettamente difensiva in coordinamento con l’Iran per facilitare la ripresa del traffico“. Intanto, secondo il Financial Times, l’Iran richiederà alle compagnie di navigazione il pagamento di pedaggi in criptovaluta per le petroliere cariche che transitano nello Stretto di Hormuz, nel tentativo di mantenere il controllo del passaggio attraverso questa via navigabile strategica durante il cessate il fuoco.
Secondo gli Stati Uniti, si tratta comunque di una “vittoria storica”, ha detto il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Trump ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP che l’accordo rappresenta una “vittoria totale e completa” per gli Stati Uniti. Anche l’Iran ha presentato il cessate il fuoco come una vittoria e ha annunciato di aver accettato l’avvio, previsto per venerdì in Pakistan, di colloqui con Washington per porre fine al conflitto (la Casa Bianca si prepara a inviare il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner).
“Gli Stati Uniti collaboreranno strettamente con l’Iran, che, a nostro avviso, ha attraversato un cambiamento di regime che si rivelerà molto produttivo“, ha scritto su Truth il presidente americano, precisando che “non ci sarà alcun arricchimento dell’uranio”. Gli Stati Uniti, “in collaborazione con l’Iran, dissotterreranno e rimuoveranno tutta la ‘polvere’ nucleare (causata dai bombardieri B-2) sepolta in profondità. Questa è, ed è stata, sotto stretta sorveglianza satellitare (Space Force!). Nulla è stato toccato dalla data dell’attacco”. Inoltre, ha fatto sapere il presidente, “stiamo, e continueremo a, discutere con l’Iran di una riduzione delle tariffe e delle sanzioni. Molti dei 15 punti sono già stati concordati”. Ma, nonostante questo, “un Paese che fornisce armi militari all’Iran sarà immediatamente soggetto a un dazio del 50% su tutti i beni venduti agli Stati Uniti d’America, con effetto immediato. Non ci saranno esclusioni o esenzioni“.
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