“L’Italia, come tutto il Sud Europa, è più esposta alla crisi del clima rispetto ai Paesi centro-settentrionali del continente perché il Mediterraneo si scalda più rapidamente e questo porta a episodi sempre più frequenti di piogge eccezionalmente intense. Eventi che nella storia dei territori italiani si verificavano ogni cent’anni, oggi si ripresentano con cadenze molto più ravvicinate, basta vedere le alluvioni quasi annuali in Emilia Romagna e in Toscana o le continue piene del lago di Como, che hanno portato alla recente esondazione”. Così Giulio Boccaletti, direttore scientifico del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, grande esperto di sistemi idrici e autore del libro ‘Il futuro della natura’. Come spiega a Il Corriere L’Economia, “l’acqua che causa le alluvioni non ci arriva mai ‘dal cielo’, ma da infrastrutture che la raccolgono e la incanalano per renderla fruibile a noi che apriamo il rubinetto di casa o agli agricoltori che la usano per irrigare i campi. L’idea dell’acqua bene comune è una bufala che non aiuta a impostare le politiche giuste per gestire questo grande cambiamento”. Boccaletti poi dice: “I sistemi idrici italiani, che servono alla captazione delle acque per portarle nelle case di tutti, sono stati dimensionati su condizioni climatiche che non ci sono più. Esiste proprio un obbligo di legge che impone di dimensionare gli argini dei fiumi in modo che durino 50 anni, ma con il ritmo del cambiamento attuale questa impostazione non è assolutamente adeguata. Le infrastrutture per la gestione territoriale, che in Italia è stata impostata cent’anni fa, sono sottodimensionate e vanno ripensate completamente”.
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