“Le grandi opere devono essere ripensate: non più definite dalla loro dimensione, ma dal loro impatto strategico su sicurezza idrogeologica, resilienza climatica, disponibilità di acqua ed energia e competitività nazionale. L’Italia ha bisogno di infrastrutture progettate per il XXI secolo, capaci di affrontare insieme cambiamento climatico, transizione energetica e crescente domanda di servizi essenziali. Ciò richiede opere sostenibili, digitali, flessibili e sviluppate con un forte coinvolgimento degli attori pubblici e privati. La pianificazione pubblica deve offrire direzione e coerenza, mentre imprese e gestori devono contribuire con competenze, tecnologie e capacità realizzativa”, ha dichiarato Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale. “Come Autorità per l’Italia centrale, l’attenzione si concentra su quattro categorie infrastrutturali tra loro interconnesse e da integrare nel territorio: impianti da fonti rinnovabili come fotovoltaico ed eolico, che producono energia ma richiedono spazio; impianti per idrogeno verde, che offrono un vettore pulito ma consumano acqua ed energia; impianti di desalinizzazione, che generano nuova risorsa idrica ma chiedono molta energia; e data center, fondamentali per connessione e IA ma ad alto consumo idrico ed energetico”.
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