“Il tema chiave è il cambiamento climatico che sta riducendo in maniera strutturale le rese produttive e, con loro, il reddito degli agricoltori. Per fronteggiarlo dobbiamo migliorare la gestione della risorsa acqua, fondamentale materia prima per le produzioni”. Così Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori italiani, la Confederazione che oggi, a Roma, celebra la propria assemblea elettiva nazionale che lo ha già confermato per il secondo mandato. In un colloquio con Il Sole 24 Ore spiega che pur con tante precipitazioni “quell’abbondanza si tramuta rapidamente in scarsità se non si interviene. Può sembrare paradossale ma il tema delle risorse idriche va affrontato nei frangenti in cui non sono un problema. Mentre invece diventano centrali solo quando ce ne è penuria. Ma cosi si finisce in una logica di emergenza, utile a tamponare i danni, ma molto spesso inefficace nella risoluzione dei problemi. Per questo, come organizzazione, stiamo mappando criticità e buone pratiche, individuando opere già cantierabili su tutto il territorio nazionale”. E ancora: “Noi non consumiamo acqua ma utilizziamo acqua. Quelle risorse tornano in circolo in parte attraverso le falde e in seconda battuta perché finiscono nei cibi che produciamo. Utilizzare è molto diverso dal consumare”.
Fini poi tocca un altro tema delicato: “Come con l’acqua anche per le aree interne tutti hanno presente il problema, conoscono le soluzioni, ma non si agisce davvero. Si tratta di due nodi che vanno affrontati a livello Ue. Il Commissario Fitto ha preannunciato che ci saranno risorse dai fondi di coesione per affrontare queste due tematiche. Speriamo sia la volta buona. Il rilancio delle aree interne parte da un principio fondamentale, il diritto a restare, da tradurre in politiche solide contro spopolamento e marginalizzazione. A nostro avviso occorre una fiscalità di vantaggio con un modello Zes dedicato. Vanno agevolati gli investimenti di chi vuole impiantare attività produttive (commercio, artigianato o agricoltura) in queste aree. E in questo modo creare germogli di sviluppo e un circolo virtuoso in grado di trattenere le famiglie e soprattutto i giovani sui territori . Se si aggiungono poi incentivi al turismo rurale, all’enoturismo e oleoturismo, in modo che si possano dirottare verso i territori rurali parte dei turisti che ingolfano le città, penso si possa porre un argine all’abbandono”.
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