“Non sono indizi di crisi – assicura Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di Tutela del Grana Padano in un colloquio con Repubblica– Negli ultimi mesi del 2025 c’è stato un eccesso di produzione, per riassorbire la maggiore quantità di latte. E il prezzo attuale, 9,80 euro al chilo, sceso del 12% rispetto agli 11 euro di settembre, favorisce i consumi delle famiglie italiane, che sono in forte crescita nell’ultimo trimestre”. Berni spiega ancora gli sbalzi produzione: “Già da metà 2024 c’è stato un periodo di scarsità di latte tedesco e francese, e quindi da noi la produzione è cresciuta. Siccome la remunerazione era molto attrattiva, i nostri allevatori hanno prodotto di più, anche riducendo la rimonta, cioè la sostituzione delle mucche, tanto che sono aumentati anche i prezzi della carne per hamburger. Quando poi da Francia e Germania è ripartita la produzione, i prezzi del latte spot europeo sono crollati, rendendo sempre più difficile la vendita di quello italiano”. L’accordo al ministero sui prezzi ” credo che sia soddisfacente per tutti. Va ricordato che è soprattutto grazie al valore del Grana Padano che il latte italiano ha i prezzi alla stalla migliori in Europa. Addirittura la destinazione a Grana Padano, per il latte da ‘insilati’ è la più remunerativa al mondo”.
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