Per Marco Giardino, vicepresidente del Comitato glaciologico italiano e docente all’università di Torino, il cambiamento climatico va sfruttato e non solo subito. “Abbiamo ampio margine sulle risposte da dare a questi fenomeni, ma bisogna prendere atto della crisi e indirizzare le nostre azioni per renderle equilibrate rispetto ai segnali che ci vengono dall’ambiente”, dice a Il Corriere della Sera. Poi spiega che “l’adattamento alla crisi climatica fa parte della sua mitigazione. Questo non vuol dire, naturalmente, smettere di combattere contro l’effetto serra con tutti i mezzi che conosciamo, a partire dalla transizione energetica verso le fonti rinnovabili. Ma ormai assistiamo a fenomeni che sono inevitabili: bisogna studiarli, misurarli e cercare di gestirli, traendone in certi casi anche qualche vantaggio”. Nello specifico dell’ambiente alpino “dobbiamo trasformare la nostra conoscenza dell’ambiente in servizio. Dei ghiacciai alpini ormai sappiamo quanto si ritirano, sappiamo che nei prossimi anni avremo molta acqua a disposizione. È inutile continuare a stracciarsi le vesti sulla loro sparizione. Il nostro compito, in questa fase, è cercare di quantificare i servizi ecosistemici che ci vengono da questi ambienti, per evitare di sprecarli”. L’esempio è quello della Svizzera che ha perso l’anno scorso una buona fetta di ghiacciai “però, non si può dire che quell’acqua sia andata persa – racconta – Gli svizzeri avevano un piano per intercettarla. Quell’acqua equivale alla capacità di tutti gli invasi artificiali delle Alpi svizzere messi assieme. Con la siccità che incombe, può essere una benedizione per l’agricoltura e anche per la produzione di energia idroelettrica. Sprecarla sarebbe stato un peccato”.
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