La dimensione delle popolazioni di specie selvatiche monitorate dal 1970 al 2022 è diminuita in media del 73%: il dato emerge dal rapporto Living Planet 2026, pubblicato ogni due anni dal Wwf in collaborazione con la Zoological Society of London. Lo riporta il Coriere della Sera. La situazione più critica riguarda gli ecosistemi d’acqua dolce (-85%), seguiti da quelli terrestri (-69%) e marini (-59%). In Italia, poi, il 30% dei vertebrati e il 25% delle specie marine del Mediterraneo è oggi a rischio estinzione. Il report evidenzia, però, che la natura può riprendersi con interventi di conservazione mirati e duraturi, come nel caso della tigre, che tra il 2010 e il 2025 ha visto la sua popolazione mondiale crescere di oltre il 70% – si legge ancora sul quotidiano milanese -. O, per il nostro Paese, del lupo: arrivato vicino all’estinzione negli anni 70 (con circa 100 individui stimati), è oggi presente di nuovo in gran parte dell’areale storico. “C’è ancora spazio per invertire una tendenza negativa che dura da troppo tempo. Non ignoriamo gli allarmi della scienza”, spiega Luciano di Tizio, presidente del Wwf Italia
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