La revisione del regolamento sulle emissioni “rappresenta un primo segnale positivo, ma ancora insufficiente rispetto all’obiettivo della neutralità tecnologica, che riteniamo fondamentale per il rilancio del settore e la sua sostenibilità sociale”. Lo dice il segretario generale Fim-Cisl, Ferdinando Uliano. E’ necessario, aggiunge, “intervenire sul segmento dei LCV e sulle flotte aziendali, rafforzare la proposta sulla nuova categoria della E-car, rendere conveniente il rinnovamento del parco circolante”. Per il segretario Fim-Cisl la crisi dell’automotive “non può essere affrontata esclusivamente con strumenti regolatori: serve un piano industriale europeo espansivo, sostenuto da debito comune e da un nuovo Fondo europeo con risorse comparabili al Next Generation EU”. Un piano, spiega che “deve accompagnare la transizione garantendo sostenibilità ambientale, sociale e occupazionale. Anche l’introduzione di requisiti “made in Europe”, senza adeguati incentivi e una strategia industriale, rischia di essere inefficace”. Per queste ragioni, Fim-Cisl ha partecipato alla mobilitazione europea del 5 febbraio 2026 a Bruxelles, a sostegno del settore industriale e, in particolare, dell’automotive. “Anche il Governo italiano – dice Uliano – deve fare la propria parte, individuando risorse adeguate per sostenere e rilanciare l’intero comparto e la filiera dell’indotto. È inoltre urgente intervenire sul costo dell’energia, già elevato per le imprese italiane rispetto ai principali Paesi europei, e ulteriormente aggravato dalle tensioni internazionali. E’ inoltre indispensabile continuare a garantire l’utilizzo degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti e nell’indotto, accompagnandoli con politiche formative per rafforzare le competenze, al fine di evitare qualsiasi ipotesi di licenziamento”.
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