Le frizioni interne al Mercato Unico europeo, per la Banca centrale europea (Bce), valgono per l’economia dell’Unione più delle barriere commerciali esterne. Si tratta, come rileva La Stampa dandone notizia, di almeno 550/600 miliardi di euro di potenziale Pil inespresso l’anno, secondo i calcoli sulla base dello studio presentato dagli economisti di Francoforte. Numeri che rappresentano oggi uno dei principali fattori di vulnerabilità in un contesto geopolitico sempre più instabile, come avverte anche il vicepresidente della Bce Luis de Guindos, che mette in guardia dai rischi di contagio finanziario dagli Stati Uniti all’Europa.
Come riporta il quotidiano torinese, secondo una nuova analisi della Bce, le differenze tra regole nazionali, gli oneri amministrativi e le pratiche anti-concorrenziali frammentano il commercio tra i Paesi membri al punto da generare costi equivalenti a dazi del 67% sui beni e addirittura del 95% sui servizi. Un livello superiore alla tariffa del 50% che il presidente americano Trump aveva minacciato di imporre sulle esportazioni europee. Lo studio, firmato dagli economisti Lucia Quaglietti e Vanessa Gunnella insieme a Roberto Bernasconi, Naïm Cordemans e Giacomo Pongetti, rafforza la pressione di Francoforte sui governi affinché completino un’opera di integrazione rimasta incompiuta nonostante trent’anni di mercato Ue.
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