I chicchi di grandine grandi come palline da tennis caduti in Veneto sono “tutta colpa del Cape, che sta per ‘Convective available potential energy’, ovvero l’energia potenziale disponibile a sollevare una massa d’aria”. Così spiega Lorenzo Tedici , meteorologo del sito ilMeteo.it, in una intervista a Il Corriere della sera. “Quando la massa d’aria calda sale, perché è più leggera, fino a 12 km d’altezza, e incontra una corrente d’aria fredda, ghiaccia e forma i chicchi di grandine – spiega -. Il chicco, che ha un suo peso, precipita ma quando appunto il Cape, dovuto al caldo e all’umidità, è elevato come in questi giorni, spinge nuovamente il chicco in su, la grandine si righiaccia, coprendosi di un altro strato. In questo continuo su e giù il chicco diventa sempre più grande, finché riesce a precipitare fino al suolo”. Oltre alla grandine, il Veneto è stato flagellato da un vento fortissimo: “Tutto questo è dovuto a un fenomeno che con termine inglese si definisce downburst, che è l’unione di ‘down’ , ovvero giù, e ‘burst’ come esplosione. In pratica si tratta di correnti verticali di aria fredda che scendono velocissime e quando toccano il suolo esplodono e poi si propagano in modo radiale, come a raggiera. Per questo il downburst è diverso dai tornado o dalle trombe d’aria”.
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