Gli scienziati hanno ormai pochi dubbi: tra settembre e il prossimo gennaio le probabilità che si formi quella particolare situazione atmosferica chiamata El Niño arrivano al 95%. L’unica incertezza è se sarà un super El Niño (35%), un forte El Niño (35%) oppure una sua forma moderata (15-20%) o debole (5-10%). Non si esclude (40% di probabilità) anche una sua formazione precoce tra agosto e ottobre in modalità combinata forte o super. Lo riporta il Corriere della Sera assieme alle preoccupazioni del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Il quale ha detto che El Niño “getterà benzina sul fuoco di un mondo che si sta già riscaldando”.
Il riscaldamento ciclico delle acque superficiali dell’oceano Pacifico orientale lungo la costa equatoriale del Sudamerica viene chiamato El Niño. I pescatori peruviani lo avevano così chiamato — El Niño in spagnolo significa Gesù Bambino —, perché si verificava ogni 5-8 anni intorno al periodo natalizio. Un tempo si pensava che fosse un fenomeno esclusivamente locale, ma i climatologi hanno riscontrato che El Niño in realtà influenza il clima in quasi tutto il pianeta, con conseguenze pure nell’area europea e mediterranea sebbene si trovino a oltre 10 mila chilometri di distanza dalle coste del Perù. Anche perché, è stato verificato, durante El Niño aumentano le emissioni di anidride carbonica dalle foreste equatoriali, facendo salire le temperature globali e, di conseguenza, favorendo anche il ritorno di El Niño in tempi sempre più ravvicinati. Il gatto che si morde la coda o, come dicono gli scienziati, un classico esempio di ‘feedback negativo’. Non a caso, infatti, ogni nuovo El Niño è (quasi) sempre più forte e di maggiore durata rispetto al precedente.
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