“L’effetto climatico noto come El Niño – un riscaldamento periodico e naturale dell’Oceano Pacifico – minaccia di far aumentare le temperature globali nei prossimi mesi e di scatenare condizioni meteorologiche estreme. Secondo le previsioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm), il suo arrivo è previsto tra giugno e agosto, con una probabilità del 90% che persista fino a novembre”. Lo dice David Rees, Head of Global Economics, di Schroders. “El Niño può avere un impatto sull’economia globale in molti modi: in passato, infatti, vari episodi hanno alterato i livelli dell’acqua nel Canale di Panama, frenato la produzione di energia idroelettrica e scatenato inondazioni e siccità fuori stagione in tutto il mondo. Tali effetti avrebbero ripercussioni sulla produzione alimentare”, continua.
“Ondate successive di inflazione, guidate dai prezzi delle materie prime, aumentano il rischio che le pressioni sui prezzi si radichino, e coinciderebbero con altri fattori economici e geopolitici sfavorevoli. Ciò potrebbe tradursi in un’ulteriore svolta populista, in particolare in Europa, in vista di scadenze elettorali chiave in tutto il continente”, spiega ancora Rees.
“Le nostre ricerche precedenti dimostrano che non esiste un legame forte e diretto tra le misurazioni di El Niño (e di La Niña, il nome dato al fenomeno opposto di raffreddamento) e i prezzi dei prodotti agricoli. L’Oceanic Niño Index (ONI) traccia le deviazioni delle temperature superficiali del Pacifico rispetto ai livelli medi ed è il principale punto di riferimento per valutare l’intensità degli eventi di El Niño e La Niña”, aggiunge. Tuttavia, “il nostro lavoro mostra anche che la correlazione migliora nettamente se si esclude l’effetto dei prezzi dell’energia dagli indici alimentari globali. Dopotutto, storicamente esiste uno stretto rapporto tra i prezzi dei prodotti alimentari e quelli dell’energia, dovuto all’impatto dei costi di trasporto e alla produzione di fertilizzanti, che richiede un uso intensivo di energia”.
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