“Credo che a un certo punto Donald Trump fosse frustrato da come stavano andando i negoziati con la Commissione Ue. E ha fatto ricorso alla sola tattica che conosce in questi casi: bullizzare l’altra parte”. Lo dice Bill Reinsch è stato sottosegretario al Commercio nell’amministrazione di Bill Clinton e da allora è stato per 15 anni presidente del National Foreign Trade Council, l’associazione delle multinazionali sui temi degli scambi. In una intervista a Il Corriere della Serra spiega il perché dell’atteggiamento di Trump: “Si era convinto che l’Europa non stesse facendo concessioni, perché continuava a offrire ciò che offre da cinque anni: dazi ridotti sui prodotti industriali e più acquisti di gas naturale e prodotti della difesa. Niente di tutto questo è di alcun interesse per l’amministrazione americana”. Secondo Reinsch al presidente Usa interessano “quelle che, in gergo, si chiamano barriere non-tariffarie. Non tanto i dazi in sé, ma per esempio le regole europee sulle multinazionali tecnologiche o sui criteri fitosanitari in agricoltura. Credo che negli ultimi colloqui, invece di avvicinarsi, le due parti si fossero allontanate”. E ancora: “Con la Cina e con la Gran Bretagna non sembra aver ottenuto molto, ma si è andati avanti. La Commissione di Bruxelles invece non può impegnarsi da sola a cambiare — per esempio — la legislazione su aspetti delicati come l’industria digitale, la salute pubblica o tasse come l’imposta sul valore aggiunto. Ma questo è ciò che chiede l’amministrazione Trump”.
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