Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, esperta di politiche industriali, sostiene che la via di fuga dall’empasse economico è un accordo con Pechino. “Quando la Cina entrò nel Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio, ndr) all’inizio degli anni Duemila avevamo ragione a temere Pechino: i loro prodotti a basso costo competevano direttamente con i nostri — dice al Corriere della Sera —. Ma oggi le cose stanno in modo diverso”. Per lanza “i cinesi si sono spostati sulle produzioni tecnologiche, ambito in cui noi italiani non siamo particolarmente forti. Ormai i prodotti a basso costo cinesi finiscono soprattutto nei Paesi emergenti, oltre che in Giappone e in Australia. Sia chiaro, questo non significa che il rischio di un incremento della concorrenza cinese dovuto ai dazi Usa non ci sia. Ma potrebbe essere gestito”. E ancora: “I cinesi non esporteranno più materiali critici negli Usa. Ma a noi quei materiali servono. Come anche batterie e microchip. L’Italia e l’Europa potrebbero impegnarsi ad acquistarne una quota da Pechino, in cambio loro dovrebbero accettare dazi su una serie di beni che noi abbiamo bisogno di tutelare. Se gli Usa mettono i dazi a tutto il mondo, il resto del mondo può allearsi per toglierli reciprocamente. È un’occasione storica per costruire alleanze. E tornare a far funzionare gli organismi come il Wto. Nonostante Trump”.
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