“Se l’America si dà una martellata in testa perché dobbiamo farlo anche noi?”. Così l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria. “Le guerre commerciali fanno perdere tutti, come quelle militari: il vincitore è quello che ci rimette meno degli altri. Ma dietro la decisione aggressiva e muscolare di imporre i dazi io vedo un problema di politica fiscale e monetaria dell’America”, aggiunge in un colloquio con La Stampa. “C’è la volontà da parte degli Stati Uniti di un riassetto del sistema monetario internazionale a favore del dollaro, questa è la vera questione. La bilancia commerciale americana è in deficit essenzialmente per un eccesso di domanda interna. Il fatto che i dazi possano risolvere questo problema è abbastanza improbabile perché nel breve periodo sono una tassa sulle importazioni che si riflette sui prezzi. L’impatto inflazionistico potrebbe essere compensato da un apprezzamento del dollaro, ma certamente questo non facilita la riduzione del deficit commerciale”, spiega ancora. “L’impressione è che Trump usi i dazi come merce di scambio per negoziare e ottenere miglioramenti sulla politica monetaria. Inoltre, le tariffe implicano delle entrate che potrebbero compensare parzialmente anche l’annuncio di nuove riduzioni fiscali sulle imprese”, aggiunge. L’idea di rispondere con altri dazi “penso sia sbagliata”, non funziona “una risposta colpo su colpo. La strada deve essere un’altra. Come ha rilevato Mario Draghi le barriere interne all’Europa sono molto alte e vanno abbattute, non alzate delle altre. Bisogna negoziare”.
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