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Ddl Nucleare, Tabarelli (Nomisma): Atto dovuto ma tempi lunghi, pagheremo prezzo ritardi

“L’idea che mi sono fatto” del Ddl nucleare “è che i tempi sono lunghi. È un atto dovuto, coerente con il programma di governo, ma arriva quasi alla fine della legislatura e questo è indicativo delle oggettive difficoltà”. Così Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, parlando con GEA dell’iter della legge delega sull’atomo.

Secondo Tabarelli la storia del nucleare italiano è segnata da fatiche e ritardi cronici: “L’Italia – sottolinea – di fatto è già un grande utilizzatore di questa energia ma con l’aggravante di doverla importare dall’estero. È una tragedia che il nucleare sia importato dalla Francia. Dopo il referendum dell’87, le importazioni hanno pesato per circa il 10-15% dei nostri consumi: è come se avessimo tre centrali che lavorano all’estero per noi”.

Questa dipendenza ha riflessi immediati sui costi in bolletta. Il presidente di Nomisma Energia fa notare il forte divario nei prezzi dell’elettricità in Europa: mentre oggi in Francia il prezzo si attesta sui 35 euro e in Spagna sui 45, l’Italia tocca i 120 euro, superando anche la Germania.

Tuttavia il percorso verso una produzione nazionale resta in salita e Tabarelli non nasconde il pessimismo sulla tenuta politica e sociale del progetto: “Andremo sicuramente verso un altro referendum dove vinceranno i contrari. È un percorso difficile e, se va bene, i risultati si vedranno tra dieci anni. È triste vedere la storia che si ripete”. Un segnale della paralisi decisionale italiana è rappresentato dalla gestione dei rifiuti radioattivi. “Siamo in infrazione con la Commissione Europea per il deposito delle scorie, a testimonianza dell’incapacità di mettere d’accordo i territori e coordinare il livello locale con quello nazionale”, spiega pur riconoscendo una parziale convergenza tra i principali schieramenti politici sulla necessità di diversificare il mix energetico. “Il nucleare è indispensabile per sostenere le rinnovabili quando mancano sole e vento. Se non vogliamo affidarci al carbone – conclude – dobbiamo capire che nel mondo c’è bisogno di più elettricità e questa va prodotta con ogni tecnologia a disposizione”.

redazione

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