“La ritirata americana dal Mediterraneo è avvenuta già da tempo. Io credo che a livello della Nato l’Italia ha le carte in regola per giocare un ruolo centrale per la sicurezza marittima, che condiziona sempre di più la nostra economia”. Così l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto da nove mesi capo di Stato maggiore della Marina Militare, in un colloquio con Repubblica. “Ci muoveremo solo dopo il via libera del governo e l’autorizzazione del Parlamento — sottolinea l’ammiraglio — Conosco bene il Golfo e Hormuz perché sono stato lì già nelle due missioni del 1987 e del 1991. I rischi ci sono, come in tutte le operazioni. Se si tratta di eliminare le mine non ho preoccupazioni, perché abbiamo mezzi tecnologicamente avanzati e personale addestrato. I due cacciamine che sono già a Gibuti sono stati varati negli anni Novanta e li abbiamo continuamente aggiornati: possono usare i sistemi di bordo e una serie di droni subacquei, garantendo velocità di intervento. Ma le navi per agire in un campo minato devono avere una situazione sicura, perché si tratta di un lavoro lento e delicato. Non si può affrontare sotto il tiro di minacce di superficie e per questo bisogna aspettare che il cessate il fuoco a Hormuz venga consolidato”. Poi parla della diminuzione delle forze americane in Europa discussa al vertice di Ankara: “Gli Stati Uniti da tempo hanno ridotto presenza nel Mediterraneo e quando si apre un vuoto tanti cercano di impossessarsene. Da quando Us Navy si è spostata verso altri mari molte nazioni hanno investito per creare flotte più efficienti: ad esempio, l’Algeria ma anche l’Egitto e soprattutto la Turchia. L’Alleanza conta su un incremento della nostra presenza, coerente con la crescente instabilità, e credo che l’Italia possa rafforzare il suo ruolo di riferimento nel Mediterraneo”.
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