“Abbiamo un doppio profilo. Siamo una multinazionale tecnologica quotata, che opera in 16 regioni e in quattro mercati domestici: oltre all’Italia, Stati Uniti, Polonia e Gran Bretagna. Non possiamo non seguire il mercato e le sue regole. Ma siamo anche un’azienda di Stato, abbiamo una responsabilità sociale. Per questo l’asset strategico dell’industria italiana della difesa è anche l’elemento trainante della nuova economia dell’innovazione”. Così a La Stampa Leonardo Macrì, presidente di Leonardo. “La Difesa non è solo una voce di spesa, gli investimenti nel settore attivano filiere tecnologiche complesse, come ricerca, elettronica, software, intelligenza artificiale, materiali avanzati, cyber. Nel 2025 Leonardo ha investito 3 miliardi di euro in ricerca, sviluppo e ingegneria di prodotto, il 20% in più del 2024, con 17mila persone dedicate e oltre 120 collaborazioni con Università e centri di ricerca. Complessivamente Leonardo ha 38mila dipendenti in Italia, oltre 120mila indiretti, 4.500 fornitori. Dopo il declino dell’automotive, siamo la prima azienda del Paese”, aggiunge. E poi spiega: “Attaccare è diventato estremamente economico, difendersi è estremamente costoso. Può bastare un drone da 500 dollari, un telefonino e una connessione Starlink e puoi distruggere un Mig da 70 milioni di dollari in una base aerea russa o un carro armato da 30 milioni in Ucraina. La scommessa è investire in capacità di reazione a costi relativamente bassi per contrastare minacce low cost. Ma soprattutto è fondamentale allearsi e avere collaborazioni a industriali. Vale l’esempio nel settore dei droni medio-grandi tramite LBA Systems, la joint venture con i turchi di Baykar. Stiamo valutando l’acquisizione di startup innovative”.
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