“Io sto ai fatti. Siamo partiti da oltre 1.700 esuberi, che significavano licenziamenti unilaterali, e dalla chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi senza alcuna trattativa. Oggi l’azienda ha ritirato i licenziamenti e si è aperto un vero negoziato”. Lo dice in un colloquio con Repubblica Michele De Palma, segretario della Fiom-Cgil. “Non basta che le eventuali uscite saranno volontarie, incentivate e distribuite in tre anni, senza soluzioni traumatiche. Vogliamo difendere gli stabilimenti, rilanciare la manifattura, che sta abbandonando l’Europa, e la ricerca e lo sviluppo in Italia”. I 90 milioni di investimenti possono non essere sufficienti: “Va capito dove andranno e per fare cosa. Il punto debole, per cui non possiamo dire oggi come finirà questo negoziato, è il futuro di Cerreto. Deve esserci continuità produttiva, verificando prima i soggetti interessati, la loro solidità”. E ancora: “Si è parlato di un bonus elettrodomestici. Può farlo, ma per noi non è la risposta principale. Se le risorse sono poche, è meglio usarle per sostenere investimenti, produzione e lavoro nelle fabbriche. Serve anche un piano di rigenerazione occupazionale: accompagnare chi vuole uscire e favorire l’assunzione di giovani”.
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