La produzione di petrolio e gas della piattaforma continentale norvegese rischia di diminuire di 1,9 milioni di barili equivalenti di petrolio al giorno (boepd) entro il 2040. È la previsione di base di Rystad Energy, che segnala i limiti della strategia adottata negli ultimi anni, concentrata sulla ricerca di giacimenti più piccoli vicino alle infrastrutture esistenti. Questa attività consente di avviare rapidamente nuovi volumi e contenere i costi, ma difficilmente sarà sufficiente a compensare il declino nel lungo periodo. Se nei prossimi dieci anni l’esplorazione restasse sui livelli del decennio precedente, il deficit produttivo nel 2040 salirebbe a 2,2 milioni di boepd. Dimezzando i tempi di sviluppo dei giacimenti, a parità di attività esplorativa, si ridurrebbe soltanto a 2,1 milioni. Anche raddoppiando i volumi di esplorazione e dimezzando i tempi di sviluppo, il divario resterebbe pari a 1,4 milioni di boepd. Per Rystad sarà quindi necessario “intensificare le perforazioni”, puntando anche su “giacimenti più grandi e ad alto rischio”, “lontani dalle infrastrutture esistenti”. L’esplorazione vicino agli impianti già operativi “continuerà a sostenere la produzione nel breve termine, ma “non potrà da sola invertire la tendenza”, spiegano gli analisti.
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