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Energia, Shell: frenata sugli investimenti in Kazakistan

Il gigante britannico del petrolio e del gas Shell ha adottato un approccio attendista nei confronti dei nuovi investimenti in Kazakistan a causa della mancanza di accordo tra i partner della joint venture e il governo su questioni chiave. Lo ha dichiarato venerdì il suo amministratore delegato. Lo riporta Interfax. Il ceo Wael Sawan ha espresso disappunto per la discordia durante una teleconferenza con gli investitori, affermando che essa influisce direttamente sulla volontà dell’azienda di impegnare più capitali nel Paese. “Siamo delusi dal fatto che non si riesca a trovare un accordo tra i partner della joint venture e il governo su alcuni di questi temi. Ciò influisce sulla nostra propensione a investire ulteriormente in Kazakistan, quindi osserviamo la situazione con attenzione”, ha affermato Sawan durante una teleconferenza con gli investitori.
“Riteniamo che ci siano ancora molte opportunità di investimento potenziali in Kazakistan, ma aspetteremo fino a quando non avremo una visione più chiara di come andranno a finire le cose”. “Lascio che siano i singoli progetti di joint venture a garantire che rappresentino la posizione dei partner della joint venture in modo unificato. Ma per ora mi limito a dire questo”, ha affermato Sawan. La dichiarazione arriva sullo sfondo di un arbitrato internazionale in corso. Secondo quanto riportato dai media, un tribunale arbitrale di Stoccolma ha emesso una sentenza provvisoria in una controversia tra il Kazakistan e gli azionisti della società che gestisce il giacimento di Karachaganak, ordinando un risarcimento da 2 a 4 miliardi di dollari allo Stato. Il ministro dell’Energia kazako Yerlan Akkenzhenov, pur non confermando né smentendo la sentenza specifica, ha definito la notizia riportata “molto positiva e incoraggiante”.
La controversia verte sulle accuse del governo kazako secondo cui il consorzio che sta sviluppando i grandi giacimenti di Karachaganak e Kashagan avrebbe effettuato spese non autorizzate, per un importo complessivo che secondo quanto riferito ammonterebbe a 6 miliardi di dollari. Le autorità sostengono che si tratti di controversie commerciali che non incidono sul clima generale degli investimenti. Il giacimento di Karachaganak è uno dei più grandi al mondo, con riserve stimate di 1,2 miliardi di tonnellate di petrolio e 1,35 trilioni di metri cubi di gas. È sviluppato nell’ambito di un accordo di condivisione della produzione (Psa) della durata di 40 anni firmato nel 1997 dal consorzio internazionale Kpo. Gli azionisti di Kpo sono Shell (29,25%), Eni (29,25%), Chevron (18%), Lukoil (13,5%) e la compagnia nazionale kazaka KazMunayGas (10%).

redazione

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